Caso del gioielliere che ha ucciso i rapinatori: chi decide chi merita il tuo sdegno?

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Andrea Rattacaso

Hai presente il caso di Mario Roggero, il gioielliere condannato per aver sparato ai rapinatori in fuga. Se ne è discusso ovunque, dai bar alle aule di tribunale, fino ai post su social che ti appaiono mentre cerchi ricette di cucina o tutorial per i lavori di bricolage a casa.

Ai fini degli obbiettivi che mi sono posto per questo blog, il caso vuole che questa storia sia un esempio perfetto per capire come funziona la manipolazione delle masse nei paesi democratici.

Non servono regimi totalitari quando hai a disposizione un’ottima “ingegneria del consenso” capace di decidere chi è la vittima e chi è il mostro.

Il saggio sa che l’acqua che scorre sembra limpida, ma è il letto del fiume a deciderne la direzione. In questo caso, il letto del fiume è la narrazione politica che sceglie a quali vittime regalare una lacrima e a quali un’etichetta di sdegno.

La trappola delle vittime degne e indegne

Noam Chomsky e Edward Herman hanno spiegato che l’informazione passa attraverso filtri che decidono la “qualità” di una vittima.

Una vittima è considerata “degna” se il suo dolore è utile a sostenere una narrazione di potere o un interesse elettorale.

Roggero, il gioielliere che difende la sua vita e il suo lavoro, è la vittima perfetta per chi vuole soffiare sul fuoco della paura e della “legittima difesa sempre“.

Ma se al posto dell’italiano bianco ci fosse stato uno straniero scuro? O semplicemente un napoletano gioielliere rapinato in Campania? Pensi che il Governo e i Ministri si sarebbero comportati nello stesso modo, addirittura chiedendo la grazia?

Di solito si raccontano pochi dettagli, non si indaga sul contesto, si tiene il coperchio sulle emozioni e devi faticare per trovare le informazioni che veramente ti servono per farti un’idea un minimo oggettiva.

L’obiettivo è farti sentire che la violenza di Roggero è una “missione nobile” per la protezione della tua famiglia e delle tue proprietà, mentre quella del disperato o di chi abita in zone di Italia meno “virtuose” è solo normale inciviltà e che magari stanno raccogliendo quello che hanno seminato negli anni.

Ricorda “l’antico” aforisma 😂:

Il cervello emotivo al comando del voto

Perché ti senti così coinvolto da questa vicenda? Perché i manipolatori esperti sanno che il tuo cervello politico è, prima di tutto, un cervello emotivo.

Lo psichiatra Drew Westen ci insegna che, davanti a una storia che tocca i tuoi valori, i circuiti della logica si spengono e si accendono quelli della passione.

Quando leader come Salvini o Crosetto esprimono solidarietà a Roggero, non stanno parlando al tuo codice penale, ma alla tua pancia.

Cercano di attivare la “dopamina della ricompensa” facendoti sentire parte di una tribù che “difende i suoi simili contro gli invasori“.

Eppure, dovresti sapere che un cuore troppo pieno di collera non ha spazio per la verità. Questa polarizzazione “noi contro loro” serve a compattare l’elettorato attraverso la paura: se, ad esempio, ti convincono che la magistratura è “politicizzata” perché applica la legge, inizierai a vedere i giudici come nemici del popolo e il leader come l’unico difensore della tua sicurezza, anche se le leggi su cui i magistrati giudicano sono state fatte dallo stesso partito del leader.

La foglia di fico del linguaggio

Quando si dice che Roggero ha sparato sotto “grave shock emotivo“, si sta usando una copertura per giustificare un atto che la legge definisce omicidio volontario.

Che sia chiaro, non sto parlando di ciò che è successo veramente, ma di come stanno raccontando la storia nei media.

È una tecnica di framing: ti mostrano solo una frazione della realtà, la paura del gioielliere, staccandola dal panorama generale, dove i colpi sono stati esplosi in strada contro persone che stavano scappando.

Purtroppo le parole sono come pietre: possono costruire ponti o alzare muri, ma chi te le fornisce raramente è interessato a spiegarti quanto pesano davvero.

Il tribunale mediatico contro le toghe

C’è una strategia antica quanto la politica italiana: se la sentenza non ti piace, attacca chi l’ha scritta.

La delegittimazione della magistratura è un’altra manovra di distrazione di massa: trasformare un processo per duplice omicidio in uno scontro tra “volontà popolare” e “giudici ideologizzati” serve a indebolire lo stato di diritto per aumentare il controllo del potere esecutivo.

Si crea una “narrativa del fallimento” della giustizia per promuovere riforme che fanno tutto, tranne che proteggere i cittadini più deboli.

Presentare Roggero come un martire e attaccare i magistrati per la semplice applicazione della legge creata dal parlamento è un atto di bullismo istituzionale che spinge all’autocensura e toglie forza alla verità.

L’ottimizzazione della tua consapevolezza

Arrivati a questo punto, potresti chiederti come uscire da questa nebbia.

La democrazia non è solo andare a votare ogni tanto: devi indagare, devi imparare le soluzioni da fonti che non hanno scopi faziosi, devi farti una tua idea pulita sulle questioni.

Poi, è ovvio che ognuno ha la sua etica e la sua idea di giustizia ma, in ogni caso, ricorda che la legge deve essere comunque uguale per tutti.

Non siamo bambini che, dopo aver combinato una marachella, veniamo perdonati perché abbiamo ammesso l’errore o eravamo troppo agitati per essere lucidi:

Ovviamente, una giustizia che tenga conto di tutte le attenuanti.

Ovvio che Roggero non è un bandito, un killer della mafia, un cittadino che ha pianificato un omicidio: infatti è stato condannato a soli 15 anni per due omicidi intenzionali e un tentato omicidio.

Sicuramente, migliorare le leggi per non risarcire i rapinatori è un qualcosa che può essere corretto (ultima proposta del centro destra) ma, in un mondo giusto, chi uccide volontariamente qualcuno deve prendersi le responsabilità delle sue azioni, così come il giudizio deve essere emesso in maniera commisurata alle sue intenzioni e al contesto.

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