Fake news: le sementi tossiche nel giardino della mente

Written by:

Andrea Rattacaso

Oggi ti chiedo un nuovo salto di immaginazione, ti chiedo di pensare ad una passeggiata in un prato dove ogni fiore, ogni albero, ogni foglia o ramo, dovrebbe rappresentare un fatto, un pezzo di realtà che ti aiuta a capire dove sei stato, dove sei oggi e, magari, anche dove potresti andare (o votare) domani.

Se questo giardino è sano, l’ossigeno della verità circola libero.

Da oltre un secolo però, proprio sotto il sole splendente della democrazia, abbiamo iniziato a vedere la crescita di erbacce strane, sementi di informazione che possono essere imprecise, esagerate o totalmente inventate.

Questo è il sottobosco delle cosiddette fake news, l’argomento di questo post.

Spesso pensiamo che siano solo piccoli errori di giardinaggio e ci sta! Ma purtroppo c’è più di una remota possibilità che si tratti anche di specie invasive progettate per soffocare le piante autoctone della conoscenza.

Nel nostro mondo digitale, queste piante parassite sono spesso il frutto di innesti calcolati per manipolare le tue abitudini e i tuoi pensieri.

Questo fenomeno è una vera e propria ingegneria del terreno sociale, dove il dubbio viene sparso per impedire alla democrazia di crescere rigogliosa.

Perché l’etichetta fake news è ormai un fiore appassito

Dobbiamo essere onesti: il termine fake news è diventato così logoro e appassito da rischiare di non significare più nulla.

In origine, si riferiva alla veridicità di una storia, ma oggi è stato ibridato dalla politica ed è diventato un’arma per etichettare qualsiasi notizia che risulti sgradita o imbarazzante.

Molti leader usano questa etichetta come un diserbante selettivo, spruzzandola su fonti attendibili solo perché non confermano la loro visione del mondo.

Per questo motivo, ora si tende ad argomentare la question con le definizioni di notizie” vere” o “false”, cercando di recuperare la radice oggettiva dei fatti.

Quando un politico grida al lupo contro un giornale, sta spesso cercando di creare una nebbia di agnotologia, ovvero una produzione intenzionale di ignoranza per farti perdere l’orientamento.

Dovresti smettere di pensare alla verità come ad un qualcosa di statico, scolpito sulla pietra, ma piuttosto come ad un organismo vivente che richiede una cura costante e una protezione dalle manipolazioni che cercano di trasformare il giardino pubblico in un deserto di opinioni contrapposte.

L’erba cattiva che corre più veloce della quercia

Se la verità è una quercia che cresce lentamente e richiede radici profonde nel terreno della verifica, la menzogna è un erbaccia che si diffonde alla velocità della luce.

La menzogna corre circa sei volte meglio della verità, arrivando più lontano e più in profondità nei tessuti della società. Questo accade perché le notizie false sono spesso specie “nuove”, capaci di attirare la tua attenzione come il granchio blu che invade il mediterraneo.

Mentre la verità ispira sentimenti più pacati come tristezza, gioia o fiducia, la menzogna si nutre di concimi forti: paura, disgusto e sorpresa. La prima necessita di un adattamento della comunicazione e di un lavoro sulla ricerca delle fonti, la seconda invece è già adattata per la comunicazione.

In politica, questa velocità di propagazione è ancora più marcata, trasformando il dibattito in una tempesta di pollini che invadono il nostro giardino collettivo, facendo nascere nuove erbacce.

E, al contrario di ciò che potresti pensare, non sono i robot a fare il grosso del lavoro sporco, siamo noi umani, con i nostri pollici pronti al clic, a diffondere bugie in maniera più credibile ed efficiente rispetto ad una intelligenza artificiale.

Concimare il terreno con l’emozione pura

Il segreto del successo di queste piante infestanti risiede nella loro capacità di colpire direttamente la linfa delle nostre emozioni.

La propaganda moderna non cerca di farti ragionare, ma vuole concimare il tuo istinto primordiale: se una notizia ti fa arrabbiare o ti spaventa, è probabile che sia stata progettata proprio per quello scopo, agendo come un fitofarmaco che blocca la tua capacità di riflessione critica.

Le abitudini delle masse possono essere dirette manipolando i simboli che generano risposte emotive e, in Italia, abbiamo visto spesso inchieste giudiziarie trasformate in conflitti politici attraverso l’uso di cornici, o frames, che semplificano la realtà in uno scontro tra “buoni” e “cattivi”,

Questo meccanismo riduce la complessità del mondo a una favoletta per bambini, impedendo ai cittadini di sviluppare una coscienza autonoma e una visione d’insieme necessaria per la salute dell’ecosistema democratico.

L’innesto segreto del riciclaggio informativo

Dietro la facciata di molti siti di fake news si nasconde spesso una tecnica chiamata information laundering, o riciclaggio di informazioni.

In questo processo, un contenuto manipolato viene prodotto in ambienti non ufficiali e poi trapiantato in camere d’eco che lo fanno apparire organico e credibile.

A volte sono solo adolescenti in cerca di guadagni facili a inondare la rete di narrazioni iper-partitiche per attirare i dollari della pubblicità.

Altre volte sono attori stranieri che usano eserciti di account falsi per destabilizzare la nostra terra, alimentando la polarizzazione e danneggiando la nostra fiducia nelle istituzioni.

Quando la distinzione tra un fatto e una finzione svanisce, la democrazia diventa una scatola vuota governata da chi detiene il codice segreto degli algoritmi e che non ha alcun interesse per la verità, ma cerca solo l’effetto che il suo “polline” avrà sul pubblico.

Coltivare la consapevolezza contro le erbacce

Per proteggere il nostro orto mentale è necessaria una coltivazione attiva della coscienza e della partecipazione: se io scelgo, liberamente, di crescere e trovando la mia strada personale, è molto probabile che uscirò da controllo di massa.

Ma, se fin dai primi anni della mia educazione o del mio ingresso sul lavoro, mi faccio indirizzare dalle distrazioni del consumo di beni o servizi, finisco per diventare schiavo in una dittatura silenziosa in cui io stesso sono il controllore più crudele.

Eppure, basterebbe diversificare le “fonti di nutrimento” informativo e non parlo solo di scegliere il TG o il giornale giusto. Parlo di scegliere anche saggistica, libri del passato, fonti che in generale non hanno come target il grande pubblico in cui potrebbe identificarsi la massa, ma piuttosto le persone curiose che amano indagare fino alla radice.

Semplicemente, per essere più libero (perché non avrai mai la libertà completa e assoluta), smetti di essere il target della comunicazione orientata al controllo delle masse nei paesi democratici

Non so se è l’unica difesa possibile, ma certamente è una delle più economiche, fattibili e che permettono una certa coerenza con la persona che realmente sei.

Lascia un commento