Drew Westen e il cervello politico dell’elettore

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Mikas Vida

Hai mai avuto l’impressione che, quando si parla di politica, la logica voli dritta fuori dalla finestra? Se la risposta è sì, sappi che non sei solo e che c’è un uomo che ha passato la vita a spiegarci perché succede.

Si chiama Drew Westen, è un professore di psichiatria e psicologia alla Emory University di Atlanta ed è quello che potremmo definire il “detective” dei nostri impulsi elettorali.

Westen è stato un consulente strategico per Barack Obama e oggi lavora per aiutare i leader a comunicare in modo che la gente non si senta solo “informata”, ma realmente compresa.

Il suo lavoro ci insegna che, se vogliamo capire la manipolazione delle masse, dobbiamo smettere di guardare i grafici e iniziare a guardare dentro le nostre teste.

La vera battaglia per il potere si combatte nei circuiti neurali che accendono le nostre passioni più profonde e solo attraverso una crescita volontaria della nostra consapevolezza possiamo sperare di non essere solo spettatori passivi di questo gioco.

Il piacere ci guida verso il falso

Tutto è iniziato ufficialmente nel 2004, durante le elezioni presidenziali americane, quando Westen ha deciso di fare un esperimento.

L’obiettivo era semplice: mostrare loro delle informazioni palesemente contraddittorie sul proprio candidato preferito e osservare come reagiva il cervello. Cosa è emerso?

Una scoperta che dovrebbe farci tremare le vene ai polsi. Di fronte a un fatto che metteva in cattiva luce il loro “beniamino”, i circuiti del ragionamento logico restavano desolatamente spenti. Al loro posto, si accendevano come alberi di Natale i circuiti legati alle emozioni negative e alla loro soppressione.

Ma il colpo di scena è arrivato un attimo dopo.

Una volta che questi elettori riuscivano a inventarsi una giustificazione, anche assurda, per ignorare la notizia scomoda, il loro cervello li ricompensava con una bella scarica di dopamina.

In pratica, il nostro cervello ci premia con una sensazione di piacere fisico quando riusciamo a mentire a noi stessi pur di non cambiare idea.

Questo ci dice che l’evoluzione della nostra società dipende dalla capacità di ritrovare una coscienza critica che vada oltre il semplice “stare bene” con le proprie convinzioni.

Perché il cervello non è una calcolatrice

Westen ha demolito un mito duro a morire: l’idea che l’elettore sia una sorta di ragioner Fantozzi che valuta costi e benefici prima di mettere una croce sulla scheda.

Il cervello politico è un cervello emotivo.

Le decisioni che prendiamo sono influenzate da una rete complessa di sentimenti che spesso non sappiamo nemmeno di avere.

Westen riprende l’intuizione di Freud: la maggior parte delle nostre scelte avviene a livello inconscio e noi passiamo il resto del tempo a costruire difese per non ammettere pensieri o sentimenti che ci disturbano.

Se un leader riesce a toccare la corda giusta, noi lo seguiremo non perché il suo programma economico è impeccabile, ma perché ci fa sentire al sicuro, o magari perché canalizza la nostra rabbia verso un nemico comune (il comunista, l’imprenditore, ecc.).

La manipolazione moderna sfrutta proprio questo scarto tra ciò che pensiamo di decidere e ciò che realmente ci spinge all’azione.

Chi controlla le storie che ci raccontiamo, controlla la nostra visione della realtà. Un bene imposto attraverso l’emozione cieca rimane un’illusione che non risolve nulla.

Dagli studi ufficiali ai serbatoi di emozioni

Qui arriva la lezione più amara, soprattutto per chi si considera una persona “razionale”.

Westen osserva che negli Stati Uniti i conservatori hanno capito questa dinamica molto meglio dei progressisti. Mentre i primi hanno trasformato i loro uffici studi in veri e propri “serbatoi di emozioni” (i feel tank e fuel tank), i secondi continuano a “dire male la verità”.. Cosa significa?

Significa perdersi in dati, statistiche e tecnicismiche sono distanti anni luce dalla vita vissuta dalle persone.

La destra estrema, invece, è maestra nel prendere l’insoddisfazione e il risentimento e trasformarli in una narrazione fatta di rabbia e disprezzo.

In Italia e in Europa vediamo lo stesso copione.

I leader populisti non parlano di riforme strutturali complesse; parlano di “noi contro loro“, di valori minacciati e di identità da difendere.

Se chi propone il progresso non impara a “dire la verità bene”, intrecciando i fatti con storie che attivano i valori profondi, lascerà sempre il campo aperto a chi usa le emozioni per controllare e non per liberare.

La difficoltà nell’accettare i cambiamenti moderni non è “arretratezza”

C’è un punto molto delicato che Westen tocca e che riguarda da vicino la nostra situazione europea.

Il successo delle destre dure nasce spesso dalla velocità impressionante dei cambiamenti culturali degli ultimi vent’anni: nuovi modelli di famiglia, identità di genere, crollo di vecchie gerarchie.

Sono temi che toccano le radici di ciò che siamo.

Di fronte allo sconcerto di molti cittadini, la sinistra ha spesso reagito con una mossa comunicativa disastrosa: etichettare ogni forma di dubbio o di ambivalenza come semplice “arretratezza”.

Questo è il regalo più grande che si possa fare a un manipolatore.

Quando un elettore si sente giudicato o disprezzato, smette di ascoltare i tuoi argomenti razionali e si rifugia tra le braccia di chi gli promette protezione e lo fa sentire “nel giusto”.

Non si può imporre il progresso attraverso il controllo del linguaggio o il moralismo; l’umanità evolve solo grazie all’amore per la verità e alla consapevolezza, non attraverso l’esclusione di chi ha paura del futuro.

Verso una scelta consapevole

Quindi, Drew Westen ci sta dicendo che siamo tutti spacciati e condannati a essere burattini della dopamina? Niente affatto.

La sua ambizione è quella di spingerci a non rinunciare alla complessità, ma a raccontarla in modo che sia coinvolgente e umana.

Ecco alcuni punti chiave per iniziare a resistere:

  • impara a riconoscere quando un discorso politico sta cercando di “sequestrare” la tua amigdala per farti agire sulla base della pura paura.
  • diffida dei leader che semplificano troppo la realtà in un eterno scontro tra “bene assoluto” e “male assoluto”.
  • cerca di notare se il tuo cervello sta cercando di proteggerti da una verità scomoda solo per farti sentire più tranquillo.
  • chiediti se chi ti parla sta rispettando la tua intelligenza o se ti sta trattando come un bambino da spaventare o lusingare.

La democrazia ha bisogno di cittadini che siano piloti della propria coscienza e non semplici ingranaggi di una fabbrica del consenso.

Alla fine, la consapevolezza delle strategie di manipolazione è l’unico vero antidoto. Non possiamo permettere che il controllo sostituisca l’evoluzione interiore.

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