Ti sarà sicuramente capitato di lasciare un like, o una qualsiasi reazione, su un social network.
Forse non sai che al mondo esistono studiosi, come Michał Kosinski, che hanno capito che quei gesti apparentemente banali dicono di te molto più di quanto direbbe una confessione in chiesa.
Kosinski è un ricercatore che ha operato tra l’Università di Cambridge e Microsoft Research, ed è diventato celebre a livello mondiale per aver dimostrato che i nostri record digitali sono una miniera d’oro di informazioni private.
È come se avesse scoperto un barometro per l’anima.
in un suo celebre studio del 2013, ha analizzato i dati di oltre 58.000 volontari negli Stati Uniti e il risultato ha scosso le fondamenta della privacy: i “like” possono essere usati per prevedere automaticamente e con estrema precisione tratti della personalità e attributi sensibilissimi, come l’orientamento sessuale, l’origine etnica e persino le opinioni politiche.
Scomporre il caos con la User-Like Matrix
Come ha fatto Kosinski a leggerci nel pensiero con tanta facilità?
Non ha usato una sfera di cristallo, ma la matematica applicata alla psicologia. Ha creato una sorta di matrice sparsa, chiamata User-Like Matrix, dove a ogni associazione tra un utente e un contenuto veniva assegnato un valore binario:
- 1 se c’era il Like
- 0 se non c’era.
Attraverso una tecnica chiamata SVD (Singular Value Decomposition), ha ridotto l’immenso caos delle nostre interazioni digitali in cento componenti chiave.
Questo modello è stato in grado di:
- distinguere tra uomini omosessuali ed eterosessuali nell’88% dei casi.
- indovinare l’origine etnica con un’accuratezza del 95%;
- capire se un utente fosse Democratico o Repubblicano nell’85% dei casi.
Anche la stabilità emotiva, il livello di intelligenza e l’uso di sostanze come droghe o alcol sono diventati prevedibili.
Quando accettiamo che un algoritmo ci cataloghi così bene, stiamo rinunciando a quella chiarezza di linguaggio necessaria per difendere la nostra verità individuale contro ogni standardizzazione.
Prevedere il quoziente intellettivo con le patatine fritte
Uno degli aspetti più bizzarri e ironici del lavoro di Kosinski riguarda le correlazioni inaspettate che emergono dai dati massivi.
Sapevi che uno dei migliori predittori di un alto quoziente intellettivo nel suo campione era il “Like” alle patatine fritte ricce?
Non c’è un legame logico diretto, ma i dati statistici non mentono.
Allo stesso modo, chi ama il marchio Hello Kitty tende a essere una persona aperta mentalmente, ma anche emotivamente instabile e con simpatie per il Partito Democratico (quello americano).
Chi invece ha punteggi di QI più alti preferisce i contenuti legati alla scienza, i temporali o il film Il Padrino.
D’altra parte, preferenze per marchi come Harley-Davidson o per la musica country sono state associate dal modello a punteggi di intelligenza più bassi.
Queste sono le fondamenta di quella che è stata definita “Bubble Democracy“, dove gli algoritmi ci chiudono in bolle digitali che rinforzano solo ciò che già siamo, impedendoci di evolvere attraverso il confronto con il diverso.
Il lato oscuro del profilaggio e la democrazia in vendita
Il lavoro di Kosinski ha purtroppo aperto la strada a manipolazioni molto più aggressive.
Le sue tecniche di profilazione psicografica sono state il motore di Cambridge Analytica, la società fondata da Robert Mercer e Steve Bannon per influenzare elezioni cruciali come le presidenziali americane o il voto sulla Brexit.
L’obiettivo era colpire le fragilità umane attraverso l’economia dell’attenzione, progettata per catturare il tempo e lo sguardo degli utenti e indebolire la loro libertà interiore.
Si tratta di un uso cinico della scienza per scopi di “information warfare“, dove l’informazione non serve a istruire, ma a disorientare il cittadino finché non perde la capacità di distinguere la verità dalla menzogna.
In Italia e in Europa, abbiamo visto dinamiche simili quando il linguaggio è stato usato per creare un “nemico assoluto” da annientare, privandoci della nostra capacità di giudizio morale indipendente.
Il potere digitale non ha bisogno di nuvole nere per spaventarti, gli basta profilare con precisione l’umidità dei tuoi desideri.
L’architettura della visibilità e il conformismo silenzioso
Accettare passivamente questa profilazione significa finire dentro un’architettura della visibilità decisa da piccoli gruppi molto influenti.
Chi controlla le piattaforme decide cosa deve essere amplificato e cosa deve restare invisibile, modellando sottilmente le nostre scelte quotidiane fino a generare forme di conformismo e autocensura.
In questo scenario, la democrazia rischia di diventare una scatola vuota governata da codici algoritmici opachi. Se l’obiettivo ultimo di un discorso tecnologico è il controllo sistematico e la standardizzazione del pensiero, siamo di fronte a una forma di dominazione mascherata da progresso.
Kosinski stesso ha avvertito che questo potere di prevedere tratti privati può essere usato per discriminare sistematicamente i soggetti più vulnerabili o per negare diritti in base a una profilazione di cui l’individuo non è nemmeno consapevole.
Recuperare la rotta nella tempesta degli algoritmi
Come ci si difende da questa manipolazione che arriva in silenzio attraverso un clic?
Come ripetiamo ad ogni post, la resistenza inizia con la consapevolezza che anche il più piccolo gesto lascia una traccia indelebile che definisce chi siamo per il potere.
Kosinski ha dimostrato che anche un solo like casuale può dare informazioni preziose a chi vuole orientare i nostri consumi o il nostro voto.
Per non farsi manipolare, è essenziale mantenere l’empatia e rifiutare le narrazioni che mostrano solo il fallimento o l’inevitabilità della crisi.
E, anche se per motivi inaspettati, l’apertura mentale può salvarti: lasciare un like a contenuti creati bene ma che non approvi, può aiutare a disorientare l’algoritmo e, allo stesso tempo, incentivare maggiore qualità nella diffusione di informazioni.
Per lo stesso motivo, quando trovi un contenuto che approvi ma è fortemente propagandistico e di bassa qualità, evita qualsiasi interazione, non lasciare commenti o reazioni.
Sarebbe un po’ come la metafora della goccia: da sola può far poco ma se sono tante possono trasformarsi in un oceano.



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