Immagina di entrare in un supermercato dove non si vendono scatole di pelati, ma visioni del mondo.
Gli scaffali sono due: uno a destra e uno a sinistra. Entrambi promettono di renderti la vita più semplice, di proteggerti dai “cattivi” e di farti sentire parte di un club esclusivo.
Ma il modo in cui cercano di convincerti a riempire il carrello è profondamente diverso.
Non parliamo di pecore o burattini, qui la faccenda è più simile a una scelta tra un allenamento intensivo in palestra e un corso di bon ton molto severo.
Perché la propaganda non è tanto un virus che ti contagia, ma piuttosto un arredamento che tu stesso scegli per la tua mente, anche con soddisfazione sincera.
Il karaoke della destra e la bolla del conforto
La propaganda di destra oggi somiglia a un karaoke bar dove tutti cantano la stessa canzone, con un volume talmente alto che non senti nient’altro.
Sarebbe come un circolo vizioso di continue conferme.
I media, i politici e gli utenti si scambiano continuamente messaggi che confermano ciò che già pensano e si rinforzano tra di loro.
È un ecosistema insulare che premia chi urla più forte e punisce chi prova a portare un dubbio.
In Italia, questo modello ha radici profonde nel berlusconismo: un mix di ottimismo imprenditoriale, personalizzazione del leader e la creazione di un nemico sempre pronto all’uso, come il “comunista” o il “magistrato politicizzato“.
La forza di questo approccio è l’emozione pura e non ti servono dati se hai una storia che ti fa sentire protetto dal “caos” esterno.
È un’architettura che punta alla dopamina: ogni volta che trovi una notizia che conferma il tuo sospetto verso l’Europa o i migranti, il cervello ti regala un piccolo premio chimico.
Il galateo della sinistra e la trappola del perbenismo
Dall’altra parte dello scaffale, la musica cambia.
La propaganda di sinistra non cerca di isolarti in un bar rumoroso, ma di farti sentire in un esame permanente di educazione civica.
Qui il gioco si chiama “Cancel Culture” o “Wokismo“.
È una forma di pressione sociale che agisce attraverso il linguaggio: se non usi le parole approvate, sei fuori.
Mentre la destra mobilita il risentimento, la sinistra spesso si perde nel moralismo.
Stavolta il rischio maggiore è quello che gli esperti chiamano “riduzione al silenzio illocutorio“: ti è permesso parlare, ma se il tuo discorso non segue certi canoni, viene privato di ogni autorità.
Sembra molto elegante, lo so, ma è la forma di propaganda che ti fa arrabbiare di più perché, se non sei convinto delle tue idee, pensi di avere torto solo perché non sei abbastanza acculturato.
Poco conta se hai torto o ragione, si tratta della propaganda della “verità detta male“.
I progressisti tendono a presentare i fatti in modo freddo o intellettuale, etichettando come “arretrato” chiunque provi un’ambivalenza verso i cambiamenti veloci della società, come i nuovi modelli familiari o le nuove fonti di energia.
Questo non convince gli indecisi, ma li spinge spesso tra le braccia dell’altra fazione per pura reazione allergica.
La fabbrica dei nemici su misura
In ogni caso, entrambe le parti hanno bisogno di un mostro sotto il letto per tenerti sveglio.
Cambia solo il costume del mostro.
Per la destra italiana, dal 1994 a oggi, il nemico è stato un camaleonte: prima il post-comunista, poi il magistrato “toga rossa”, poi l’élite “radical chic” delle zone a traffico limitato.
È una tecnica di demonizzazione che serve a compattare il gruppo.
La sinistra risponde con una “reductio ad hitlerum” quasi automatica: ogni critica ai flussi migratori o alle teorie di genere viene bollata come fascismo o omofobia, chiudendo il dialogo prima ancora che inizi.
In questo modo, la realtà viene semplificata in un cartone animato dove esistono solo il bambino Gesù e Satanasso.
È come se vivessimo in una “post-verità” perenne, dove i fatti oggettivi contano meno delle credenze personali o del desiderio di appartenere a una tribù.
Il trucco invisibile dei fischietti per cani
Esiste poi un meccanismo ancora più sottile che entrambi usano: i “dogwhistles” , di cui abbiamo già parlato negli scorsi post.
Sono parole che sembrano innocue per il grande pubblico, ma che mandano un segnale preciso a una nicchia di sostenitori.
Un politico può parlare di “difesa dei nostri valori” o di “sicurezza” in modo tale da attivare pregiudizi inconsci senza sembrare apertamente razzista.
È una manipolazione che scivola sotto il radar della nostra vigilanza.
La tecnologia digitale ha reso tutto questo un processo industriale: gli algoritmi dei social non sono neutri, ma sono progettati per massimizzare il tempo che passi sulla piattaforma premiando i contenuti più divisivi e polarizzanti.
Più sei arrabbiato o indignato, più clicchi
E più clicchi, più il proprietario della piattaforma guadagna ed è incentivato a pompare sempre di più i contenuti che fanno arrabbiare.
Svegliarsi dal sonno dei clic
La vera differenza tra le due propagande sta nel sapore della medicina che ti offrono, ma l’effetto finale rischia di essere lo stesso: toglierti la capacità di agire e di pensare in modo indipendente.
La destra ti culla con un senso di appartenenza identitaria contro un nemico esterno.
La sinistra ti inquadra in una gerarchia morale dove il giudizio critico è spesso sostituito dal conformismo linguistico.
Ma il vero progresso umano non nasce dal controllo o dalla standardizzazione del pensiero.
Nasce quando decidiamo di spegnere per un attimo il rumore di fondo e di guardare la realtà con i nostri occhi, non filtrata da un algoritmo o da uno slogan preconfezionato.
La curiosità è l’unico vero atto di resistenza in un mondo che vuole venderti una verità a pacchetto chiuso.
- diffida delle autorità che dichiarano una verità assoluta e negano i fatti.
- riconosci le tattiche di seduzione dei leader carismatici che promettono sicurezza in cambio della tua integrità.
- mantieni l’empatia e l’umanità: chi ti chiede di odiare un “nemico” sta cercando di privarti della tua bussola morale.
- verifica le fonti e cerca la chiarezza del linguaggio: la manipolazione ama l’oscurità e i termini vaghi.
La tua esperienza reale del mondo è l’unica cosa che nessuno può manipolare davvero.
Essere onesti con se stessi è il primo passo per uscire dalla bolla e tornare a essere cittadini, non solo target pubblicitari.



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