SLAPP: grandine giudiziaria per cuori coraggiosi

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Andrea Rattacaso

Se segui il giornalismo, soprattutto quello serio di inchiesta, avrai notato che a volte il clima democratico si fa pesante, come quando senti quel ronzio sordo nell’aria prima che scoppi un temporale estivo.

Oggi parliamo di un fenomeno che somiglia molto a una perturbazione improvvisa pensata per rovinarti la gita: le SLAPP.

L’acronimo, tradotto in italiano, sta per cause strategiche contro la partecipazione pubblica, ma dimentica il linguaggio burocratico. In parole povere, immagina che tu decida di segnalare una discarica abusiva o un magheggio finanziario vicino alla tua località.

Invece di una risposta nel merito, ti arriva una citazione in giudizio da milioni di euro che non ha lo scopo di vincere in tribunale, ma di prosciugare il tuo conto in banca e il tuo fegato.

È una tecnica di manipolazione che agisce come una nebbia fitta, isolando chi parla e scoraggiando chiunque altro volesse alzare la testa.

Queste cause sono il braccio armato di quello stato invisibile che Edward Bernays descriveva come il potere di chi dirige davvero il paese manipolando le abitudini delle masse.

La flak che congela il dibattito

Per capire come funzionano queste manovre, dobbiamo guardare alla cassetta degli attrezzi dei manipolatori esperti.

Noam Chomsky e Edward Herman hanno individuato cinque filtri che ripuliscono l’informazione prima che arrivi a te, e uno di questi è la flak.

La flak non è altro che una reazione organizzata per punire chi esce dal seminato e le SLAPP sono la versione giudiziaria di questa grandine improvvisa.

In Italia e in Europa, le elites che si sentono minacciate non cercano il dialogo, ma usano l’intimidazione legale per creare un clima di ansia che spinge all’autocensura.

È una forma di controllo che non ha bisogno di manganelli: basta un avvocato aggressivo che ti trascina in una causa decennale.

Questo meccanismo trasforma la giustizia, che dovrebbe essere un rifugio sicuro, in un’arma di distrazione di massa. Mentre tu passi le notti a studiare le carte con il tuo legale, il problema che avevi sollevato cade nell’oblio.

È una strategia di differimento che sfrutta il tempo per abituare l’opinione pubblica al silenzio, rendendo l’opposizione un costo che nessuno vuole più pagare.

Il parassita del silenzio illocutorio

C’è un meccanismo ancora più sottile in atto, che la filosofia chiama riduzione al silenzio illocutorio.

Rae Langton ci ha in passato spiegato che per zittire un giornalista non serve mettergli un bavaglio fisico, basta privare le sue parole di autorità.

Se un’inchiesta viene bollata come “ispirata” da un indagato, le sue parole diventano inerti, come semi gettati sul cemento. Puoi continuare a parlare, certo, ma nessuno ti ascolterà con la stessa fiducia.

La decisione della Rai di sospendere le repliche di Report, “in attesa di chiarezza“, è l’atto finale di questa potatura forzata: è la vittoria della prudenza burocratica sulla curiosità democratica.

Questa dinamica trasforma l’informazione in una specie di “infotainment” rassicurante, dove l’approfondimento viene sacrificato sull’altare della tranquillità aziendale.

Si preferisce una pianta ornamentale, sempre verde e mai fastidiosa, a una pianta da frutto che però richiede cura e protezione contro i parassiti del potere.

La delega della chiarezza alla sola magistratura, come suggerito da alcuni leader, è un modo per scaricare la responsabilità e lasciare che il tempo, questo grande dissipatore di energia, faccia appassire l’interesse pubblico.

Un’armatura di consapevolezza contro la grandine

Potresti sentirti come un piccolo germoglio sotto una grandinata improvvisa, ma la democrazia non è solo una lista di leggi: è un esercizio quotidiano di coscienza.

Per resistere a questi tentativi di manipolazione serve quella che gli esperti chiamano comprensione sofisticata: non limitarsi a guardare il colore dei petali, ma capire chi sta avvelenando l’acqua.

Tra gli ingredienti della libertà, c’è conoscenza profonda dei meccanismi che ci condizionano: se impariamo a riconoscere un attacco di flak per quello che è, una manovra di distrazione e non una ricerca di giustizia, abbiamo già iniziato a guarire il terreno.

Non lasciarti intimidire, o influenzare, dalle tempeste giudiziarie a orologeria. Quando una comunità di cittadini decide di restare vigile, il fango delle accuse pretestuose scivola via e la linfa della democrazia torna a scorrere, potente e inarrestabile.

Cosa puoi piantare oggi stesso

  • Impara a riconoscere la flak. quando vedi un critico attaccato sul piano personale e non sui fatti, sospetta sempre che ci sia sotto una manovra di distrazione selettiva.
  • Diversifica le tue fonti. non accontentarti della narrazione unica proposta dalle grandi agenzie, ma cerca i documenti primari per nutrire il tuo pensiero critico.
  • Sostieni il giornalismo coraggioso. la partecipazione non è un like veloce, ma la difesa collettiva di chi mette a rischio la propria linfa per il bene comune.
  • Analizza il linguaggio del potere. diffida delle parole che cercano di “normalizzare” la cancellazione del dissenso spacciandola per etica o efficienza.

Resta curioso, resta ribelle e, soprattutto, non smettere mai di far crescere il tuo giardino interiore.

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