Solo tu puoi capirmi. Il segreto dei dogwhistle

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Andrea Rattacaso

Ti è mai capitato di essere a una cena e scambiare un’occhiata d’intesa col tuo partner che diceva tutto senza muovere un muscolo?

Ecco, tieni a mente questa scena perché voglio spiegarti una fase della comunicazione che oggi funziona proprio così. Solo che, al posto di un’intesa amorosa, spesso c’è un rapporto malato tra elettorato e politica.

Questo fenomeno ha un nome bizzarro: dogwhistle, o fischietto per cani.

È un modo di parlare che invia messaggi cifrati a una parte del pubblico mentre gli altri sentono solo un discorso innocuo. È come se il tuo partner ti facesse un complimento in pubblico che però, per voi due, è un insulto velato legato a una vecchia lite.

In politica, questo gioco serve a corteggiare i pregiudizi senza mai ammetterlo apertamente.

I messaggini cifrati nella comunicazione pubblica

Iniziamo dal fischietto manifesto.

Immagina un partner che indossa una maglietta con un logo che per te è solo un disegno, ma per la sua cerchia ristretta è il simbolo di un club esclusivo.

Un esempio reale è il caso di Marian Kotleba in Slovacchia: ha donato assegni da 1.488 euro a famiglie bisognose. Un gesto generoso? Forse no.

Per i neonazisti, quel numero è un codice sacro che richiama slogan suprematisti. Al pubblico generale sembra un numero qualunque, ma alla “tribù” dice: “Sono uno di voi“.

Su internet, potresti vedere nomi circondati da triple parentesi tonde, come (((George Soros))). È un altro fischietto manifesto: segnala ai gruppi antisemiti che la persona citata è ebrea, senza scriverlo esplicitamente.

È un modo per marcare il territorio del “noi contro loro” mantenendo una maschera di normalità di fronte agli estranei.

L’inganno silenzioso dei comunicatori incaricati dalla politica

Poi c’è il fischietto nascosto, quello che agisce sotto la pelle come un pizzicotto dato sotto il tavolo.

Qui non ci sono codici da decifrare, ma parole comuni che attivano sentimenti inconsci. In Italia, usare l’espressione “sicurezza” per parlare di tutela del cittadino attiva immediatamente un risentimento verso gli immigrati in una parte dell’elettorato che più ne ha paura, anche se ufficialmente si parla solo di una migliore efficienza di gestione delle forze dell’ordine.

In pratica, si mostra solo un pezzetto della realtà per farti provare paura o rabbia, proprio come un manipolatore che ti ricorda costantemente un tuo errore passato (il voto “sbagliato”) per farti sentire in colpa e controllarti.

Questo sistema bypassa la tua parte razionale e parla direttamente alla pancia, stimolando la dopamina quando trovi conferma ai tuoi sospetti.

Le ferite invisibili che ci portano al silenzio

L’uso costante di queste tattiche ha effetti devastanti sulla salute della nostra relazione democratica, erodendo la norma della veridicità.

In questo scenario, il dissenso viene ridotto al silenzio illocutorio: una strategia che si applica quando le strutture di potere, i pregiudizi sociali o il contesto sistemico privano sistematicamente le parole di una persona della loro forza legale, sociale o comunicativa.

Per farti capire, è come se una donna dicesse “No” a un approccio sessuale, ma il contesto o i pregiudizi dello stupratore riducono quel “No” a un gioco di seduzione o a una finta ritrosia, annullando il valore di quel rifiuto. La donna ha parlato (atto locutorio), ma non ha potuto compiere l’azione di rifiutare (silenzio illocutorio).

Oppure, quando un gruppo marginalizzato manifesta dicendo “Stiamo subendo un’ingiustizia“, e le istituzioni o i media liquidano la protesta come “semplice vandalismo” o “vittimismo“, l’atto illocutorio della protesta o della denuncia viene silenziato. Le parole diventano solo rumore di fondo.

Per cui:

E così, i politici che comandano la comunicazione vincolo la partita del consenso producendo intenzionalmente ignoranza per impedirci di vedere i veri problemi.

Come difendersi dai dogwhistles

Per difendersi dai dogwhistles è necessario adottare strategie di contro-discorso volte a neutralizzare il loro potenziale manipolatorio.

Ecco le principali tecniche di resistenza che, nel caso volessi approfondire, puoi trovare nel libro “Filosofia del Linguaggio“:

  • Disarmare le parole: è utile praticare un “esame di coscienza” sul linguaggio quotidiano, rifiutando il paradigma della guerra verbale e promuovendo un’ecologia della comunicazione basata sulla verifica dei fatti e sul rispetto reciproco.
  • Bloccare: consiste nell’esplicitare il contenuto implicito del messaggio, portandolo “alla superficie” del discorso. Questa mossa impedisce che il contenuto tossico diventi parte del terreno comune (informazione data per scontata) automaticamente, costringendo il parlante ad assumersene la responsabilità o a ritrattare. Bisogna però fare attenzione all’effetto Streisand, poiché dare visibilità a uno stereotipo per combatterlo rischia paradossalmente di renderlo più familiare nella mente di chi ascolta.
  • Distorcere: questa strategia prevede di fornire una risposta deliberatamente deviante, interpretando le parole del manipolatore in modo positivo o egualitario. Invece di contestare apertamente, si risponde come se non si fossero colte le implicazioni discriminatorie, mettendo il parlante in una posizione scomoda: egli dovrà accettare la tua lettura benevola o esporsi a un alto costo sociale dichiarando apertamente il suo pregiudizio.
  • Sviluppare un “fiuto” critico: la difesa inizia con la consapevolezza; è fondamentale imparare a identificare non solo ciò che viene gridato, ma soprattutto ciò che viene sistematicamente taciuto attraverso l’esclusione delle voci critiche.

Ritrova la tua voce

La chiave di volta è sempre la stessa: la consapevolezza.

Se senti un fischietto per cani, non restare in silenzio: il silenzio è spesso interpretato come un accomodamento dell’autorità del manipolatore.

Impara a fare le domande che fanno emergere le verità che hanno paura di far emergere: “Oi, stai forse suggerendo i lavoratori del sud Italia siano meno seri di quelli del nord?”

Ritrova la volontà di guardare oltre le facili soluzioni e non lasciare che qualcuno decida per te cosa devi sognare.

Riprenditi il tuo spazio, coltiva il dubbio e ricorda che l’umanità evolve grazie alla coscienza, mai attraverso il controllo.

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