La fiera dell’assurdo: perché i simili si danno dei “sinistri”

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Andrea Rattacaso

Diciamocelo chiaramente: vedere i partiti di destra che si accusano a vicenda di “fare il gioco della sinistra” è come guardare due gatti che litigano per una ciotola di latte dando la colpa al cane che dorme in un’altra stanza.

È una dinamica che farebbe sorridere se non fosse il sintomo della solita manipolazione delle masse che ci accompagna quotidianamente.

Tu ti chiedi perché non giochino corretto andando a dibattere sul merito delle questioni. La risposta breve?

Il cervello politico, dopotutto, non è una macchina calcolatrice, ma un organo che cerca costantemente conferme emotive e scariche di dopamina, anche a costo di mentire a se stesso.

Etichette magiche e dove trovarle

In Italia abbiamo trasformato la politica in una guerra di etichette dove la parola “comunista” o “sinistro” è diventata una categoria elastica, un insulto ombrello che serve a delegittimare chiunque dia fastidio al leader di turno.

Questa tecnica si chiama framing: si prende una singola frazione della realtà e la si incornicia in modo da deviarne il significato originale.

Ad esempio, se un partito di destra A iniziasse a discutere davvero di contenuti con il partito di destra B, rischierebbe di far apparire le proprie posizioni come moderate o istituzionalizzate, perdendo quella carica dirompente che serve a mantenere viva la “pancia” dell’elettorato.

Accusare l’avversario di essere un “favoreggiatore della sinistra” è una scorciatoia cognitiva formidabile: spegne il ragionamento critico e attiva immediatamente il riflesso “noi contro loro”.

È la fabbricazione del consenso allo stato puro, dove l’obiettivo non è informare, ma distrarre il pubblico dai temi che realmente influenzano la vita delle persone.

Il silenzio è d’oro (o serve a coprire i debiti)

Poi ci sono i partiti di destra che di fatto vengono comandati da imprenditori ricchi e dominanti, entrando nel regno dello “stato che non si vede”, quel potere invisibile che dirige il paese manipolando consapevolmente le abitudini delle masse.

Parlare apertamente di certi legami sarebbe come aprire il vaso di Pandora delle “porte girevoli”, quel fenomeno legalissimo ma eticamente scivoloso per cui politici e manager passano con disinvoltura dal settore pubblico a quello privato.

La trasparenza è l’antidoto alla manipolazione, ma per un partito che capitalizza sulla fiducia della collettività senza però rispondere a una reale “domanda di imparzialità”, il rischio di una emorragia di credibilità è troppo alto.

Meglio dunque usare la tecnica del “no comment” o della negabilità plausibile, mantenendo il discorso su un piano astratto ed evitando di dare spiegazioni pubbliche che forzerebbero a riportare solo ragioni plausibili.

Il Nord, il Sud e il trucco del prestigio sociale

E che dire di quei partiti che per anni hanno marciato sulla differenza sociale tra nord e sud? Il passaggio dalla vecchia “Lega Nord” a un movimento nazionale fu all’epoca un capolavoro di manipolazione semantica e di semplificazione della realtà.

Per conquistare voti dove un tempo venivano lanciati insulti, è stato necessario costruire un nuovo nemico comune, spostando l’odio dai “meridionali” ai “migranti” o all’“Europa delle élite”.

È la strategia del differimento: si impone un’idea gradualmente, come un contagocce, finché la massa non si abitua e smette di porsi domande sulle origini di quel movimento.

Se la verità sulle reali priorità regionaliste del partito emergesse con troppa forza, la polarizzazione forzata che tiene uniti elettori del nord e del sud crollerebbe come un castello di carte.

Per questo il dibattito sul merito è bandito: la verità della politica, fatta di mediazioni e incontri, è molto meno attraente della “verità” assoluta brandita come un’arma in una guerra di opinioni.

Il nuovo che avanza e la finestra che scivola troppo a destra

In un paese dove le idee moderate falliscono continuamente diventa naturale la nascita di nuove organizzazioni sociali con idee più estreme.

Spesso, con la spinta virtuosa del cambiamento, si possono mostrare come la destra più “genuina”, ma dal punto di vista della comunicazione strategica, sono il perfetto esempio di chi sposta la finestra di Overton.

Questa finestra rappresenta il ventaglio delle idee socialmente accettabili in un dato momento; spostandola verso l’estremo attraverso un linguaggio diretto, semplificato e volutamente provocatorio, rendendo “normale” ciò che ieri era impensabile.

Si usano costantemente i “generici sociali” (come “i rom rubano”), costruzioni linguistiche che creano stereotipi immuni ai controesempi, perché anche se trovi tre rom che non rubano, la categoria resta macchiata nell’immaginario collettivo.

È una tecnica che parla alla “pancia” e che costringe gli altri partiti di centrodestra a rincorrere, per non apparire troppo deboli o, appunto, “sinistri”.

Il potere di aprire gli occhi

Non smetterò mai di ripeterlo:

Ma come si può scegliere liberamente se le informazioni che riceviamo sono filtrate da algoritmi che premiano lo scontro e da agenzie di stampa che spesso fanno da megafono al potere?

Siamo immersi nella “Bubble democracy”, dove ci isoliamo in bolle che confermano i nostri pregiudizi e allontanano ogni confronto costruttivo.

La manipolazione oggi passa per l’invisibilità del controllo e la riduzione al silenzio di chi prova a sfidare le premesse del sistema.

Non farti incantare da chi urla di più o da chi sembra “fuori dai meccanismi”:

La consapevolezza è l’unico antidoto reale.

Sviluppare una capacità critica, porsi quelle domande in più che le élite vorrebbero evitarti, è il primo passo per difendere la tua libertà di pensiero.

Dopotutto, l’umanità evolve grazie alla coscienza, non attraverso il controllo.

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