Usare i click per vincere nel Colosseo del consenso

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Andrea Rattacaso

Hai presente quando ordini una pizza a domicilio e ti arriva una scatola con dentro un ammasso informe di mozzarella e pomodoro, ma tu hai così fame che la mangi lo stesso?

Ecco, il video di “Vannaccius” è esattamente quella pizza.

È quella che oggi chiamiamo slopaganda: Il neologismo è stato coniato e concettualizzato dal filosofo Michał Kosinski (docente alla Stanford University), che per primo ha definito questa dinamica e l’impatto dei contenuti generati dall’AI nel plasmare l’ambiente informativo.

Per chi ha i bambini è una sorta di “brain rot” per adulti, un mix di “sbobba” generata dall’intelligenza artificiale e propaganda politica che non punta alla qualità, ma alla pancia.

E funziona molto bene, nonostante la bassa qualità.

Vedere un ex generale che si trasforma in imperatore romano nel Colosseo è una bella strategia di “leaderizzazione” che cerca di venderti un’idea di ordine e forza in un momento in cui tutto sembra caotico.

Come faceva Augusto per legittimare il suo potere attraverso i riti, oggi si usa l’algoritmo per creare una “finzione repubblicana” dove il capo decide chi vive e chi muore, anche se solo metaforicamente, con un gesto del pollice.

Il vero progresso però non nasce dal controllo, ma dalla libertà di scelta consapevole.

Trolling di stato e la sbobba dell’intelligenza artificiale

Perché Vannaccius sembra uscito da un videogioco degli anni Novanta? Non è pigrizia degli sviluppatori, è trolling professionale.

Il trolling non vuole informarti, vuole adescarti.

Se il video fosse perfetto, lo analizzeresti con la parte razionale del cervello. Essendo invece “raffazzonato” e kitsch, scivola dritto verso il tuo sistema emotivo.

Gli esperti lo chiamano “bullshitting“: comunicare qualcosa senza curarsi minimamente della verità, ma solo dell’effetto che provoca.

L’obiettivo è generare quella risata cinica che serve a deridere l’avversario e a creare una barriera tra “noi” e “loro”.

In questa arena digitale, la verità è la prima a finire sbranata dai leoni e quando accettiamo questo linguaggio semplificato, stiamo di fatto trattando la democrazia come un bambino a cui si racconta una favola cattiva per farlo stare buono.

Demonizzare il nemico con la falce e il martello

Il video ci mostra un “gladiatore vendicatore” che fa piazza pulita degli oppositori usando i simboli della sinistra.

Questa è l’arte della demonizzazione al suo massimo splendore: trasformare l’avversario politico in un “male assoluto” da annientare.

In Italia, l’etichetta di “comunista” è stata usata per decenni come un passe-partout per delegittimare chiunque non fosse allineato, dai magistrati agli intellettuali.

Usare la falce e il martello per uccidere Schlein o Conte è un’operazione di “information laundering“: si prende un vecchio spauracchio, lo si riconfeziona con l’intelligenza artificiale e lo si lancia nel flusso dei social per inquinare il dibattito.

È un modo per dire che il nemico non è solo qualcuno che la pensa diversamente, ma un’entità mostruosa che merita il “pollice verso”.

Ma ricorda: chi ti insegna a odiare un “nemico assoluto” sta solo cercando di spegnere la tua capacità di giudizio indipendente.

Il pollice verso la democrazia

Accettare che un leader si veda come un imperatore che decide la sorte altrui è una trappola.

Molti cittadini, stanchi della complessità dei processi democratici, si rifugiano nel desiderio del “leader forte” che offre soluzioni rapide e narrative binarie.

È la tecnica del “Problema-Reazione-Soluzione“: ti mostro una sinistra brutale e caotica per giustificare il mio pugno di ferro come unica salvezza.

Questo video è quindi un tassello di quella che viene definita “ascesa della cultura della potenza“: quando le immagini sostituiscono il ragionamento, la politica diventa uno spettacolo di gladiatori dove non c’è spazio per il dialogo, ma solo per il trionfo o l’annientamento.

Se l’obiettivo ultimo è la standardizzazione del pensiero attraverso lo shock emotivo, siamo davanti a una forma di dominazione mascherata da intrattenimento.

Svegliarsi dal sogno imperiale

La slopaganda di Vannaccius funziona perché sfrutta la nostra “fatica cognitiva“.

Siamo bombardati da così tante informazioni che preferiamo un meme imperiale a un’analisi del programma elettorale. Ma la vera libertà non è scegliere tra due reel su TikTok, ma capire chi sta tenendo lo smartphone in mano .

Per non farsi manipolare, occorre recuperare la chiarezza del linguaggio e diffidare di chi satura l’aria con narrazioni di crisi inevitabili:

  • diffida delle immagini che cercano di farti arrabbiare prima ancora di farti pensare;
  • riconosci le “espressioni razzializzate” o i “dogwhistles” che parlano sottobanco ai tuoi pregiudizi;
  • ricorda che anche il cittadino più insignificante può fare la sua parte nel proteggere la verità dal fango degli algoritmi;

Il video di Vannaccius ci ricorda che la democrazia è fragile e che il potere, oggi, si esercita non solo con le leggi, ma con l’architettura della visibilità.

Sta a noi decidere se restare spettatori passivi in un colosseo virtuale o se tornare a essere cittadini che sfregano le idee tra loro per far scoccare la scintilla della vera comprensione.

La resistenza alla manipolazione inizia dal rifiuto di considerare l’altro come un nemico da cancellare.

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