Se decidi di preparare degli spaghetti alla carbonara, sai che il risultato dipende dagli ingredienti.
Mica usi la panna, magari sperando in un capolavoro della tradizione romana.
Questo paragone può aiutarci ad agganciare all’uso dell’IA da parte dei cittadini comuni: noi consumatori interroghiamo i chatbot come ChatGPT o Gemini su argomenti scottanti come Gaza, Israele e antisemitismo, pensando che l’intelligenza artificiale sia uno chef neutrale che sceglie con cura le fonti migliori del mercato.
Ma la verità è molto più cruda.
Se qualcuno riempie la dispensa del web solo con cibi ultra-elaborati, lo chef algoritmico cucinerà inevitabilmente piatti con gli ingredienti che hanno maggior probabilità di essere trovati.
La manipolazione delle masse nei paesi democratici avviene occupando gli scaffali dei supermercati della conoscenza.
Ingredienti sintetici per un menù accademico preconfezionato
Un caso clamoroso è stato svelato da un’inchiesta fresca (26 agosto 2026) del The Guardian. Un fantomatico think tank, l’Hanover Institute for Public Policy, è riuscito a sfornare ben 124 rapporti accademici per oltre 560.000 parole in soli nove giorni.
Non ha una sede fisica, esperti reali o volti registrati. È come se una nonna italiana stendesse cento chilometri di sfoglia in un pomeriggio.
Nei giorni del dodici e tredici agosto ha prodotto quasi 354.000 parole.
Questa catena di montaggio risponde esattamente alle domande digitate dagli utenti sui chatbot.
Titoli come “L’antisionismo è antisemitismo?” o “Israele sta compiendo un genocidio a Gaza?” imitano i dubbi quotidiani delle persone.
Dietro questo soffritto retorico c’è un’operazione finanziata con decine di milioni di dollari dal governo israeliano.
E, siccome sappiamo che gli Israeliani fanno le cose per bene, i fondi sono stati convogliati tramite intermediari come il gigante pubblicitario europeo Havas Media per simulare l’indipendenza.
La maionese impazzita dei filtri informativi e dell’ottimizzazione
Ma come si costringe un algoritmo a raccomandare la tua versione dei fatti?
Si usa l’ottimizzazione dei motori generativi (GEO).
La società newyorkese Piro Inc ha depositato i documenti ai sensi della legge FARA, svelando un piano strutturato per orientare i dialoghi con l’intelligenza artificiale.
È come se un produttore pagasse sottobanco i critici gastronomici per decretare la superiorità dell’olio di semi su quello d’oliva.
L’Hanover Institute ha sfruttato la piattaforma Res per ottimizzare i contenuti affinché vengano citati da ChatGPT, Claude e Gemini.
Inizialmente il sito usava un file llms.txt speciale progettato per i lettori automatici di dati: una volta che i modelli digeriscono queste informazioni ottimizzate, le servono agli utenti come risposte scientifiche e oggettive.
È l’agnotologia applicata alla tecnologia, la produzione intenzionale di ignoranza e dubbio attraverso la saturazione dei canali digitali.
Come addolcire il ragù della geopolitica con citazioni di prestigio
Il condimento di questi rapporti è sopraffino: niente slogan volgari, ma solo testi apparentemente neutrali farciti con citazioni della Banca Mondiale, dell’ONU e di Amnesty International.
Tuttavia la realtà viene alterata in modo invisibile, come quando si aggiunge troppo sale per mascherare un sapore sgradevole.
Sulle accuse di genocidio, i rapporti ripetono sistematicamente che nessun tribunale ha emesso un verdetto: una formula usata in venti rapporti su centoventiquattro per sgonfiare l’impatto delle critiche.
Le cifre delle vittime e degli aiuti a Gaza sono costantemente attribuite a una generica e non identificata parte coinvolta, creando l’illusione che nulla possa essere stabilito con certezza.
Ma il tocco da maestro risiede nell’uso di uno studio del 2022 sui commenti antisemiti su Facebook. Questo singolo studio viene citato ben 454 volte all’interno di 88 rapporti diversi, anche quando si trattano temi completamente estranei come la registrazione delle terre.
L’effetto finale è che qualunque discussione critica si conclude affermando che parlarne rischia di alimentare l’antisemitismo.
La digestione difficile del marketing di stato
La cosa più ironica è che, nonostante gli enormi capitali spesi, i funzionari israeliani hanno ammesso con frustrazione che questa massiccia operazione di Hasbara si è rivelata un fallimento nei sondaggi reali, poiché la percezione pubblica in Occidente è comunque peggiorata.
Ma dal punto di vista tecnologico, il condizionamento dei chatbot funziona egregiamente.
L’addestramento programmato delle macchine è ormai una realtà consolidata con cui fare i conti. Che si tratti di governi stranieri, di grandi multinazionali o di un piccolo negozio, il tentativo di avvelenare i database dell’intelligenza artificiale per orientare le nostre scelte etiche e politiche è la nuova frontiera del controllo sociale.
Coltivare il gusto del pensiero indipendente
Per non farci servire nel piatto verità preconfezionate e manipolate dagli algoritmi, dobbiamo riscoprire il valore delle nostre competenze critiche individuali:
- Interrogare sempre le fonti delle risposte che riceviamo dai chatbot per verificare se provengono da entità reali o da fantasmi del web.
- Riconoscere che l’apparente neutralità scientifica delle risposte dell’intelligenza artificiale può nascondere una precisa asimmetria di potere geopolitico.
- Sospettare delle narrazioni che usano citazioni di prestigio solo per creare una cortina fumogena e diluire la gravità dei fatti concreti.
- Ricordare che la nostra capacità di giudizio morale e la nostra responsabilità individuale non possono essere delegate a una macchina. Solo riappropriandoci della nostra cucina intellettuale potremo evitare di essere consumatori passivi di un menù scritto da altri, difendendo la nostra libertà di pensiero di fronte a un’oligarchia tecnologica sempre più invasiva.



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