In ingegneria antincendio so bene che, per evitare il disastro, può essere necessaria una rivelazione precoce.
Ma cosa succede quando qualcuno manomette l’impianto proprio mentre divampa un rogo? Quello che è accaduto nella redazione del Tgr Emilia-Romagna è un altro un caso da manuale di come si provi a gestire il “carico d’incendio” di una notizia scomoda attraverso la manipolazione del flusso informativo.
Quando la direzione chiede di cancellare l’espressione “intervento violento” e di rimuovere le immagini di un uomo che implora aiuto, non sta facendo “editing“. Sta applicando una vernice ignifuga semantica per coprire un calore che l’opinione pubblica non deve sentire.
Si nascondono le notizie scomode
La notizia sulla morte di Abderrahim Fakir è stata fatta slittare verso il basso, quasi a voler aspettare che il fumo si diradasse prima di dare l’allarme.
È una tecnica di filtraggio classica: se le immagini circolano ovunque, allora si cerca di limitarne al massimo la diffusione pur riferendo la notizia a tutti i cittadini.
Le “trattative per la messa in onda” sono il sintomo di una cattura discorsiva in atto, dove il potere politico o istituzionale cerca di ridefinire la realtà prima che il cittadino possa trarre le proprie conclusioni.
In una democrazia sana, il giornalista è il rilevatore di fumo; se viene silenziato, i primi a farne le conseguenze sono proprio le persone meno sveglie.
Il riciclaggio del fumo semantico
Il paradosso è che le immagini raccolte dalla troupe regionale sono finite al Tg1, ma sono rimaste “intrappolate” fuori dal territorio di competenza per ore.
Questa è quella che chiamiamo information laundering : il contenuto viene rimescolato e ridotto a una pillola asettica, togliendo l’ossigeno del contesto.
Dire che mancasse la “posizione della questura” è un modo per alzare una cortina fumogena di burocrazia editoriale.
Le agenzie di stampa e i telegiornali dovrebbero essere fonti primarie, non megafoni che attendono il permesso del “Vigili del fuoco” per dire che c’è un incendio sotto i nostri occhi.
La missione tradita del servizio pubblico
Quando gli “esperti” o i vertici iniziano a cancellare storie dal web o a modificare gli standard col pretesto di “restaurarli”, il sistema è in tilt.
Negli impianti di spegnimento automatico, se le pompe d’acqua sono dirette dal ministero invece che dalla rivelazione automatica, l’acqua arriverà sempre troppo tardi o solo dove fa comodo.
La scelta del Tgr Emilia-Romagna di sostituire un servizio esperto con un “redazionale” anonimo è un tentativo di deresponsabilizzazione che sminuisce l’autorevolezza del servizio pubblico.
Uscite di sicurezza per cittadini in stato di veglia
I modi per potersi tutelare dalla manipolazione sono sempre i soliti di cui parliamo ma, oggi, ne voglio ricordare tre:
- Attento ai termini utilizzati. Quando parole come “violenza” o “conflitto” vengono sostituite da termini neutri e burocratici, qualcuno sta cercando di “abbassare la temperatura” della vostra indignazione.
- Controllate il ritardo con cui è stata diffusa l’informazione. Se una notizia circola sul web da ore ma il telegiornale “ufficiale” la tratta come una nota a margine, c’è un evidente ostacolo interposto da interessi di parte.
- Guardate le immagini, non solo il testo Le immagini (quando autentiche) hanno un “potere magico” di verità che le parole dei funzionari faticano a contenere; per questo chi manipola cerca sempre di tagliarle o sfocarle.
La prevenzione inizia dal basso
Il vero progresso e il bene comune non nascono mai da una sicurezza imposta con la censura.
Qualsiasi “verità” confezionata dall’alto è un’illusione: non risolve il problema alla radice, ma costringe solo il malessere a evolversi in forme più invisibili e velenose.
Siamo noi i veri difensori della democrazia e, se aspettiamo che siano quelli che comandano a combattere le nostre battaglie, abbiamo già il destino segnato.




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