Se riesci, cerca di immedesimarti in una donna che ha chiuso una relazione complicata, o almeno sta cercando di farlo. Ce la stai mettendo tutta a mantenere buoni rapporti anche perché sono rimasti degli affari comuni ancora in essere, hai un nuovo lavoro importante e stai cercando di farti rispettare nel tuo campo.
Poi, all’improvviso, il tuo ex pubblica una tua foto sui social. Non è una foto qualsiasi: è un fotomontaggio dove sembri guardarlo con gli occhi a cuoricino, implorante. E ci aggiunge una didascalia sprezzante: “Serve un ordine restrittivo“.
Ecco, Donald Trump ha appena fatto esattamente questo con il nostro Presidente del Consiglio Giorgia Meloni. E, per favore, se non simpatizzi per lei politicamente, cerca di distanziarti un attimo dalle tue preferenze: quello che è accaduto è un ingiustizia, qualunque sia la bandiera che porti.
Trump, da vero maestro, ha messo in atto un’operazione di ingegneria della percezione che usa il linguaggio dei rapporti di coppia tossici per manipolare l’agenda politica internazionale.
Come cittadini che non vogliono farsi manipolare, però, dobbiamo guardare oltre il “mi piace” o l’indignazione immediata.

Quello che vediamo su Truth Social (una sorta di Twitter dove parla solo Trump) è un esempio da manuale di come si esercita il potere attraverso il controllo del discorso pubblico.
Trump non sta solo scherzando; sta usando un “leveraggio di potere” per inserire se stesso al centro dell’attenzione mediatica italiana ed europea, proprio mentre ci si prepara per il vertice Nato di Ankara.
Per chi non se ne rendesse conto, il prossimo vertice è un tappa fondamentale per la trasformazione geopolitica e militare dell’Alleanza atlantica, definibile come un vero e proprio passaggio dalla condivisione degli oneri al trasferimento delle responsabilità della difesa convenzionale dagli USA all’Europa.
Ma questa è un’altra storia, ritorniamo sul tema del controllo dell’opinione pubblica.
Perché il trolling non è mai un gioco
Nel mondo dei social, Trump è quello che gli studiosi definiscono un “troll di alto livello”. Il trolling non è un comportamento infantile a caso. È una strategia perlocutoria: un modo per provocare reazioni specifiche, irritazione nelle “prede” e divertimento nei suoi “spettatori”.
Quando usa termini come “ordine restrittivo“, sta applicando una tecnica di inversione del potere.
Negli USA, in un rapporto di coppia, chi chiede un ordine restrittivo è la vittima di stalking (non so se esiste un equivalente in Italia).
Presentando Meloni come quella “ossessionata” o “implorante” (come già fatto dopo il G7 di Evian), Trump cerca di toglierle autorità epistemica, riducendo la leader di una nazione del G7 a una fan un po’ troppo insistente.
Questa è la “trappola del dileggio“. Se Meloni risponde con rabbia, conferma il frame della “donna emotiva”. Se sta zitta, lascia che l’immagine circoli indisturbata nelle “bolle digitali” dei suoi sostenitori, dove la percezione diventa realtà.
E, come avrai imparato dai nostri precedenti articoli, le folle non hanno sete di verità, ma di illusioni seducenti. E l’illusione di un Trump che concede benevolmente una foto a una Meloni “pietosa” è molto più virale di un noioso comunicato stampa sulla cooperazione transatlantica.
Invertire i ruoli per dominare la scena
C’è un termine tecnico per questo, il “framing”.
Trump prende un frammento di realtà, un incontro ufficiale, e lo isola dal contesto per deviarne il significato. È come se in un litigio di coppia uno dei due dicesse: “Non sono io che ti ho tradito, sei tu che sei troppo gelosa”. Spostando l’attenzione sul presunto comportamento “molesto” della premier italiana, Trump attua una manovra di distrazione di massa.
Mentre i giornali italiani si accapigliano sullo “sfottò”, lui evita di discutere dei temi caldi che scotteranno ad Ankara: l’Ucraina, i dazi e la tenuta dell’alleanza.
È la strategia della mediocrità: mantenere il pubblico occupato con soft-news scandalistiche per evitare che si ponga domande sui temi che impattano davvero sulla vita delle persone.
In Italia, questo attecchisce facilmente perché siamo abituati a una comunicazione politica spettacolarizzata e personalizzata, dove il leader conta più del programma.
La trappola della reazione e l’effetto streisand
La replica di Meloni dopo il G7, “Io e l’Italia non imploriamo mai”, è stata un tentativo di “respingere” l’enunciato. Se da una parte è stato ragionevole reagire, dall’altra ha fatto un danno: l’effetto Streisand.
Più cerchi di negare o rimuovere un’insinuazione, più le dai risonanza e plausibilità. Trump lo sa bene. Lui è un “bullshitter” nel senso filosofico del termine: non gli importa se quello che dice è vero o falso, gli importa solo l’effetto che provoca.
Usando immagini “in adorazione“, Trump crea quello che i filosofi chiamano un “dogwhistle nascosto”. Al pubblico generale sembra una spacconata, ma ai suoi sostenitori (e ai critici della premier) manda un messaggio chiaro: “Lei non è al mio livello“.
È un modo per “marcare il territorio“, proprio come farebbe un partner dominante in una relazione tossica per minare l’autostima dell’altro davanti agli amici comuni.
Ingegneria del consenso e disorientamento
Questa manipolazione non riguarda solo Meloni, ma tutti noi.
Il post di Trump serve a alimentare le “camere d’eco“: da un lato chi ride di Meloni, dall’altro chi si sente offeso patriotticamente. Risultato? Un aumento della radicalizzazione e l’impossibilità di un confronto costruttivo.
Il vero obiettivo di queste operazioni di FIMI (Foreign Information Manipulation and Interference) è il disorientamento.
Quando siamo costantemente bombardati da messaggi contrastanti, immagini distorte e attacchi personali, finiamo per perdere la capacità di distinguere la verità dalla finzione.
Diventiamo sudditi ideali per qualsiasi forma di potere, perché smettiamo di ragionare e iniziamo a reagire solo di pancia, spinti da rabbia o disprezzo.
Oltre la scacchiera del controllo
Quindi, Trump vuole manipolare l’Italia? Assolutamente sì, anche se nello scacchiere mondiale non siamo molto importanti.
Non posso leggere la sua mente, ma è lecito pensare che voglia che l’Italia (e l’Europa) lo veda come l’unico “maschio alfa” della scacchiera globale, quello che può permettersi di trattare i partner come subordinati. Ed è una forma di “cattura discorsiva”:
ridefinisce la diplomazia come una questione di simpatie personali e gerarchie da cortile.
Ma ecco il punto: dobbiamo imparare a diventare consapevoli del controllo che viene esercitato su di noi.
Capire che questo post di Trump è uno strumento di marketing politico è il primo passo per non farsi manipolare. Non siamo pedine in una partita a scacchi giocata da miliardari annoiati, a meno che non decidiamo di esserlo smettendo di pensare criticamente.
La prossima volta che vedi un attacco del genere, trattalo per quello che è: marketing politico.
La bellezza della democrazia sta nella nostra capacità di spegnere lo schermo e tornare a parlare di cose reali, con coscienza e rispetto. Perché alla fine, la verità è che nessuno ha bisogno di un “ordine restrittivo” se impariamo a ignorare chi cerca solo di rubarci il tempo e la lucidità.




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