Possiamo vincere contro la manipolazione delle masse? Il grande allenamento per la nostra mente

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Andrea Rattacaso

Orientarsi oggi nel mondo dell’informazione è come affrontare un allenamento ad alta intensità senza aver fatto riscaldamento.

Magari siamo pure circondati da “personal trainer” improvvisati che cercano di venderci muscoli finti e scorciatoie cognitive, ma la verità è che per difendere la nostra libertà serve fiato, costanza e una buona dose di cardio mentale.

Il post di oggi è un ripetizione di altri due fatti in precedenza, ma con qualche aggiornamento, soprattutto a livello UE.

Difese europee in campo

Cominciamo con le buone notizie.

Abbiamo nuovi strumenti: il regolamento europeo sulla libertà dei media (EMFA) e la Direttiva Anti-SLAPP, principalmente orientate a proteggere i giornalisti dalle cause legali temerarie fatte solo per intimidire.

Il Servizio Europeo per l’Azione Esterna (SEAE) ha anche presentato la FIMI Exposure Matrix: è una sorta di strumento di monitoraggio per la democrazia.

Serve a mappare chi sta cercando di inquinare il dibattito pubblico con account inautentici e siti web che imitano quelli veri e nel dicembre 2024 sono arrivate persino le prime sanzioni ufficiali per questi comportamenti.

Insomma, abbiamo le regole e stiamo imparando a chiamare i falli. Ma è sufficiente per dire che stiamo costringendo i giocatori a giocare corretto? Non proprio.

La maratona italiana tra ostacoli e polvere

Se l’Europa corre sui cento metri, l’Italia sembra impegnata in una maratona nel fango con uno zaino pieno di sassi.

Il nostro problema è il modo in cui ci alleniamo in casa: la polarizzazione nel nostro Paese è arrivata a livelli da record olimpico. Come già è successo in altri paesi, da decenni abbiamo trasformato il dibattito pubblico in una rissa da spogliatoio tra “noi” e “loro”.

Prendete la magistratura. Da quarant’anni è il bersaglio preferito di una narrativa che cerca di screditarla?

Invece di discutere di riforme tecniche per migliorare i tempi dei processi, ci lanciamo addosso etichette ideologiche come “toghe rosse” o “corporazione di privilegiati”.

È come se un atleta passasse tutto il tempo a insultare l’arbitro invece di correre, smettendo di allenarsi e indebolendo le sue doti atletiche.

La fiducia nelle istituzioni è ai minimi storici, e quando la fiducia manca, è come correre su una gamba sola.

Il doping digitale della manipolazione

Mentre noi cerchiamo di allacciarci le scarpe, gli attori della FIMI (Foreign Information Manipulation and Interference) usano steroidi digitali.

Russia e Cina hanno arsenali pronti all’uso.

Solo nel 2024 ci sono stati 42 tentativi russi di interferenza durante le Elezioni Europee.

Usano reti di bot che sono come shakes proteici di pessima qualità: costano poco, sono ovunque e servono a pompare artificialmente la visibilità di certi messaggi.

E poi c’è l’Intelligenza Artificiale.

Nel 2024 sono stati registrati 41 casi di manipolazione tramite IA. Abbiamo visto deepfake in Moldova che imitavano la voce della Presidente Sandu per scoraggiare gli elettori.

L’IA rende la menzogna scalabile, personalizzata e terribilmente economica.

Ti sussurra all’orecchio quello che vuoi sentire, come un allenatore che ti dice che sei bravissimo anche se stai correndo verso il burrone.

L’architettura della visibilità e i nuovi arbitri

Il vero problema è che non stiamo giocando su un campo d’erba, ma su una piattaforma gestita da giganti privati: sono loro a decidere l’architettura della visibilità.

Gli algoritmi premiano lo scontro perché genera “engagement” (cioè ci tiene incollati allo schermo), proprio come una rissa attira più spettatori di una lezione di yoga.

Questi nuovi arbitri privati hanno un potere enorme e spesso poco trasparente: decidono cosa deve diventare virale e cosa deve sparire.

Se lasciamo che sia solo il profitto a dettare le regole della nostra forma democratica, rischiamo di svegliarci in un mondo dove la verità è solo un accessorio estetico opzionale.

Non saltare il giorno della logica

Allora, stiamo vincendo o perdendo? Siamo nel bel mezzo di un campionato difficilissimo.

Abbiamo le buone regole (le leggi UE), ma gli avversari hanno tecnologie più veloci e meno scrupoli morali.

In Italia, poi, siamo troppo distratti dalle faide interne per accorgerci che qualcuno sta cercando di rubarci il pallone.

Vincere non significa cancellare la manipolazione (sarebbe come voler eliminare la gravità), ma diventare atleti più consapevoli.

La resistenza inizia con la chiarezza del linguaggio: dobbiamo smettere di abboccare agli slogan semplificati che dividono il mondo in “buoni” e “cattivi”.

Ogni volta che approfondiamo una notizia, che controlliamo una fonte, che accettiamo la complessità invece di urlare sui social, stiamo facendo una flessione mentale che ci renderà più resistenti.

La democrazia è un allenamento quotidiano.

Se smettiamo di esercitarci, i nostri muscoli critici si atrofizzano, e a quel punto chiunque potrà portarci dove vuole.

Restate in movimento e, soprattutto, continuate a fare domande scomode.

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