Reddito universale. Sicuro che non possa diventare una gabbia per uccelli?

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Andrea Rattacaso

Ti sei appena svegliato. Apri la finestra e vedi un cielo limpidissimo, quello tipico delle belle giornate. Non si vede nemmeno una nuvola, solo un sole tiepido che ti accarezza la faccia.

Ad un tratto ti arriva un messaggio dall’app della banca, c’è un movimento in entrata: un bonifico da parte dello Stato, soldi per cui non hai fatto nulla per meritarli, se non esistere.

È il reddito universale: la soluzione assoluta per sconfiggere la povertà e l’esclusione sociale. Sembra il paradiso, vero?

In un mondo utopico magari lo potrebbe essere davvero ma, come ben saprai, il mio compito è analizzare tutte le proposte politiche, di qualunque bandiera, per ricordare che anche il sole più splendente può nascondere un’area di bassa pressione pronta a trasformarsi in un ciclone devastante per la nostra libertà.

La nebbia che rende la massa inerte

Il problema non è il denaro in sé, ma il contesto che si crea intorno a noi.

Un sussidio universale può essere presentato come un atto d’amore supremo, ma se non nasce da una crescita volontaria, rischia di produrre quella che Pio XII definiva una massa inerte.

La differenza tra un popolo e una massa è tutta qui:

  • il popolo si muove da solo, ha energia propria, è come un temporale estivo che scarica la sua forza con intelligenza;
  • la massa, invece, aspetta l’impulso dall’esterno. Diventa un “trastullo nelle mani di chiunque ne sfrutti gli istinti”.

Se lo Stato diventa l’unico meteorologo capace di far piovere risorse, il cittadino rischia di perdere la voglia di guardare l’orizzonte e decidere il proprio cammino.

È la solita forma di controllo 2.0 che non usa la forza bruta, ma la saturazione di bisogni primari per trasformare il dissenso in un lusso che solo pochi cittadini possono permettersi.

L’architettura della visibilità e le correnti gelide

Oggi viviamo in un’era di tracciabilità totale.

Ogni nostro acquisto fatto con quel reddito universale lascerebbe una traccia digitale indelebile e questo permetterebbe ai “manipolatori” di creare quella che chiamiamo architettura della visibilità.

Gli algoritmi decidono cosa deve essere amplificato e cosa deve restare invisibile: se iniziamo a dipendere totalmente dallo Stato per la nostra sussistenza, la tentazione del potere di “modellare” le nostre opinioni può diventare una tempesta perfetta.

Chi controlla i flussi economici e i dati può indurre cambiamenti culturali profondi, convincendo le persone su cosa sia “vero“.

In questo scenario, l’ingiustizia diventa silenziosa perché ammantata di una presunta neutralità algoritmica: è come una nebbia fitta che ci impedisce di vedere che, mentre ci scaldano col sussidio, ci stanno togliendo la bussola del pensiero critico.

Il miraggio di un nuovo mondo di velluto

Il controllo più efficace è quello che non ha bisogno di violenza.

Il reddito universale potrebbe diventare droga capace di controllare la nostra felicità e le nostre emozioni. Se la tecnologia e l’intelligenza artificiale inizieranno a rubarci il lavoro in modo massiccio, il sussidio diventerà la soluzione per evitare la rivolta.

E ricorda che una democrazia senza valori si converte facilmente in un totalitarismo subdolo: il rischio è un paradosso di progresso materiale e regressione antropologica.

Diventeremmo cittadini burattini: protetti dal freddo della fame, ma chiusi in una “gabbia per uccelli”, dove abbiamo tetto e cibo garantito, ma che ci impedisce il confronto vero con l’altro.

Senza il dovere di svolgere un’attività che concorra al progresso della società, come recita la nostra Costituzione, la dignità stessa della persona viene messa in congelatore.

Uscire all’aperto senza l’ombrello del potere

Se il reddito universale diventasse un modo per “comprare” il silenzio delle masse mentre le élite oligarchiche concentrano nelle proprie mani il potere di decidere il futuro, allora potremmo essere di fronte all’eclissi della democrazia.

La consapevolezza è l’unico vero antidoto a questa architettura del consenso e questa può allontanarci da soluzioni populiste.

Perché, ad esempio, un reddito universale concepito come doveva essere il vecchio reddito di cittadinanza:

  • attivabile solo per cittadini target (con fasce d’età, contesti e situazioni economiche da definire in base agli indirizzi di governo) e se ne fanno richiesta;
  • a breve termine (2-3 anni);
  • utilizzabile solo per beni di prima necessità;
  • orientato alla ricerca del lavoro.
  • utilizzabile per integrare stipendi e pensioni troppo basse.

Può essere sicuramente utile, anche se da monitorare per sviluppare nuovi miglioramenti.

Ma arrivare ad un beneficio a tempo indeterminato potrebbe trasformare il nostro mondo in un posto dove ci dicono cosa sognare solo perché ci hanno pagato il letto.

La democrazia vive di un rapporto leale con i fatti, non di un pragmatismo che guarda solo all’utile immediato.

La bussola etica contro la tempesta perfetta

In conclusione, il reddito universale può essere uno strumento utile se, e solo se, serve ad aumentare la libertà reale di ogni individuo, permettendogli di formarsi e partecipare attivamente alla vita sociale.

Ma se diventa la catena invisibile che ci lega al potere in un rapporto di dipendenza totale, allora è una forma di schiavitù digitale moderna.

Il colonialismo oggi non domina solo i corpi, ma si appropria dei dati e delle vite, trasformandole in informazioni sfruttabili: per evitare questo scenario, serve una politica capace di rallentare dove tutto accelera e di proteggere gli spazi di partecipazione vera.

Non serve un reddito universale se questo sussidio è indirizzabile solo a chi è utile al potere. Serve l’uomo, con la sua coscienza e la sua buona volontà, a contribuire al progresso e al benessere di tutti.

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