Perché il difensore civico UE potrebbe essere la nostra arma segreta per proteggere la nostra democrazia

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Mikas Vida

Spesso mi sento solo nell’avere certi pensieri, soprattutto quando si parla di politica generica senza bandiere, ossia del politikós (πολιτικός) “che appartiene alla città”. Una questione politica infatti non dovrebbe essere tifoseria ma un dibattito sulle scelte strategiche di un governo.

In questi tre mesi, quando ho ripreso in mano la mia vecchia passione sulla manipolazione delle masse nei paesi democratici (di 15 anni fa) ho imparato che esiste un soggetto UE (che in realtà c’è dal 1995) che può aiutare i cittadini in questo senso.

Oggi, purtroppo, viviamo in una crisi epistemica dove la nostra capacità di distinguere i fatti dalla finzione è costantemente messa alla prova da armate di bot, intelligenze artificiali e narrazioni tossiche. Questo fenomeno, che gli esperti UE chiamano anche FIMI (Manipolazione dell’informazione straniera e interferenza) è un tentativo deliberato di destabilizzare le nostre società e danneggiare le basi stesse della democrazia.

Ovviamente il problema non è solo dipendente da USA, Russia e Cina (le potenze straniere che più incidono sulla manipolazione delle informazioni), ma ha anche un carattere nazionale.

Per risolvere questo problema, l’UE ha cercato di rispondere garantendo “accountability orizzontale, ossia la capacità delle istituzioni statali di controllarsi a vicenda, con il difensore civico europeo, o European Ombudsman.

Il difensore civico può salvarci dalla manipolazione?

L’European Ombudsman non è un soggetto politico in cerca di voti, né un burocrate senz’anima. È un’autorità indipendente e imparziale pensata per promuovere la buona amministrazione e proteggere i nostri diritti fondamentali, il cui ruolo è oggi affidato a Teresa Anjinho.

Personalmente penso che una figura come questa può contribuire enormemente a ridurre il rischio di manipolazione delle masse con:

  1. Il contrasto alla “cattura normativa”: la manipolazione spesso avviene quando un ente pubblico, invece di agire per l’interesse dei cittadini, opera in favore di gruppi di interesse privato. Il difensore civico vigila su queste “porte girevoli” tra istituzioni e lobby, garantendo che le regole siano scritte per noi, non per pochi privilegiati.
  2. La verificabilità contro disorientamento: uno degli scopi della propaganda moderna è la disorientazione, ovvero farci perdere la bussola della verità. Il difensore civico promuove la trasparenza, rendendo i processi decisionali leggibili e accessibili. Quando l’amministrazione è trasparente, è molto più difficile “riciclare” informazioni false per fini politici.
  3. Una garanzia statistica per la democrazia: tra tutti gli strumenti di controllo parlamentare, l’istituzionalizzazione del difensore civico è l’unico che risulta statisticamente correlato allo status di una democrazia liberale. Perché? Perché non può essere (almeno ufficialmente) usato in modo partitico; non serve a segnare punti contro l’avversario, ma a far funzionare il sistema per tutti.

Il rapporto “paradossale” tra gli italiani e il difensore civico europeo

Noi italiani abbiamo un rapporto peculiare con le istituzioni, ben da prima dell’unità d’Italia. A differenza di quasi tutti i nostri vicini europei, non abbiamo mai approvato una legge per un difensore civico nazionale; la sua presenza è limitata al livello regionale o delle province autonome.

Questa assenza crea un vuoto che spesso riempiamo con la sfiducia. Siamo diventati cittadini “monitoranti”: teniamo d’occhio gli eventi, ma ci sentiamo spesso spettatori passivi di una politica che ci viene “somministrata” dai media. Il difensore civico europeo, tuttavia, ci offre una via d’uscita: potrebbe essere lo strumento a cui ricorrere quando sentiamo che le istituzioni non ci ascoltano o agiscono in modo opaco.

Per noi italiani, riscoprire il difensore civico potrebbe significare il passare dalla cultura del sospetto alla cultura della partecipazione attiva. Non si tratta di essere “giustizialisti”, ma di pretendere che l’autorità operi come un servizio e non come un dominio.

Cosa possiamo fare concretamente?

Meno accordi sotto-banco tra lobby, più regole chiare: non possiamo assolutamente contare solo sulla buona fede dei politici, soprattutto in Italia. Dobbiamo sostenere l’espansione dei poteri di indagine del difensore civico, affinché possa agire velocemente contro la politicizzazione dei processi decisionali che in Italia ha ormai infestato ogni ambito.

Il difensore civico può essere il garante di questa trasparenza di campagne politiche, impedendo il microtargeting che manipola le nostre preferenze senza che ce ne accorgiamo.

Come diceva Jean-François Lyotard, dobbiamo diventare “veilleurs critiques”, sentinelle critiche del linguaggio. Il difensore civico ci aiuta a smascherare anche le “perversioni semantiche” del potere (quando a parole normalissime gli si da un nuovo significato positivo o negativo) restituendo alle parole il loro significato reale.

La democrazia è un equilibrio precario che va difeso ogni giorno. In un mondo che urla, il difensore civico potrebbe essere quella voce calma e indipendente che ci ricorda che la verità esiste e, se magari non riusciamo a vederla al 100%, abbiamo almeno il diritto di cercarla.

Se ti interessa approfondire, qui di seguito il link dell’European Ombubsman:

https://www.ombudsman.europa.eu/it/home

e qui la sua pagina linkedin:

https://www.linkedin.com/company/european-ombudsman/posts/?feedView=all

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