Se hai letto i precedenti articoli avrai imparato ormai che l’osservatore abituale dell’informazione televisiva o cartacea può notare una certa ricorrenza:
a fronte di temi e volti diversi, la struttura argomentativa e i confini del dibattito restano sostanzialmente invariati.
Esiste una soglia implicita oltre la quale certe tesi non vengono prese in considerazione.
Chi mette in discussione le premesse di una riforma o di una decisione politica viene sistematicamente etichettato come sovversivo, comunista, fascista o, più semplicemente, ignorato. Questo contributo analizza i meccanismi strutturali di esclusione dei critici che indeboliscono la consapevolezza democratica dei cittadini.
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Ancora una volta il filtro della propaganda
Immagina l’informazione come un flusso d’acqua che deve passare attraverso cinque filtri strettissimi prima di arrivare al tuo bicchiere. I critici più radicali, quelli che non si limitano a discutere i dettagli ma sfidano le basi stesse del potere, rimangono quasi sempre bloccati in questi passaggi.
- la proprietà: i grandi media sono spesso in mano a colossi economici che non hanno interesse a dare voce a chi contesta il sistema che li rende ricchi.
- la pubblicità: se un esperto propone idee che danneggiano gli interessi degli inserzionisti, è molto difficile che trovi spazio in prima serata.
- le fonti: i giornalisti, per motivi di tempo e costi, dipendono enormemente dalle fonti ufficiali (governi, ministeri, grandi aziende), che diventano “fornitori all’ingrosso” di notizie già confezionate dalle agenzie di stampa.
- la “flak”: ovvero la critica organizzata che colpisce chiunque provi a deviare dalla linea ufficiale, spaventando gli altri giornalisti e spingendoli all’autocensura.
Non si tratta di una scoperta recente e già in tempi non sospetti, Edward Herman e Noam Chomsky, descrissero in passato il cosiddetto “modello di propaganda”.
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L’ignoranza e il paradosso del falso equilibrio
L’ignoranza non è solo il frutto della pigrizia di chi non vuole imparare. In realtà, esiste una vera e propria scienza della produzione del dubbio, chiamata agnotologia.
Invece di negare una verità scomoda, il potere spesso preferisce “fabbricare” ignoranza. Come? Finanziando esperti compiacenti o think tank che producono dati “su misura” per supportare la linea ufficiale.
Quando un esperto dissenziente prova a parlare, i media lo sommergono di voci allineate, facendo sembrare la sua posizione una bizzarra opinione isolata piuttosto che una seria analisi basata su prove. Questo crea un “clima di paura” che scoraggia la riflessione critica.
L’agnotologia trova nel paradosso del falso equilibrio uno dei suoi strumenti più efficaci. Questo meccanismo avviene quando i media, per una “cruda parodia di obiettività”, concedono lo stesso spazio e peso a una verità scientifica consolidata e a una tesi infondata o costruita ad arte.
A tal scopo, possiamo individuare almeno tre fattori determinanti:
- Fabbricazione del dubbio: Il falso equilibrio serve a trasformare un fatto accertato in una “controversia aperta”, facendo apparire un consenso unanime come una sfida tra posizioni equivalenti.
- Disorientamento del cittadino: Trattando allo stesso modo prove empiriche e “chiacchiere” (o bullshit), si induce nel pubblico una profonda disorientazione, rendendolo incapace di distinguere la verità dalla finzione politica.
- Neutralizzazione dell’azione: Se il cittadino percepisce che “gli esperti non sono d’accordo”, tenderà a restare agnostico e passivo, permettendo al potere di ritardare riforme o decisioni sgradite
Inutile che ti dica che questo sistema è fortemente disorientante. Trattando allo stesso modo fatti accertati e dubbi creati ad arte, i media rendono tutto opinabile, spingendo il cittadino medio a pensare che “la verità sta nel mezzo” o che “non si può mai sapere chi ha ragione“, rinunciando così a formarsi un giudizio proprio.
E così, piano piano, arrivi alla conclusione che “i politici fanno tutti schifo“. In realtà, in ogni situazione, c’è sempre chi è più pulito o estraneo, e chi è più sporco e compromesso.
Silenzio illocutorio e cattura discorsiva
Un altro aspetto importante da capire è che l’esclusione non è sempre un divieto fisico di parlare.
Esiste quella che Rae Langton chiama “riduzione al silenzio illocutorio“. Succede quando ti è permesso parlare, ma le tue parole vengono private della loro forza. Se un magistrato critica una riforma sostenendo che mina l’indipendenza giudiziaria, e il politico di turno risponde che è solo un “magistrato politicizzato” che cerca visibilità, sta compiendo una distorsione illocutoria. Non risponde nel merito, ma trasforma un’asserzione tecnica in uno sfogo personale o in un attacco politico, rendendo quel discorso inerte.
Nelle democrazie moderne, l’esclusione avviene anche tramite la “cattura discorsiva”. Si prendono parole bellissime come “efficienza”, “responsabilità” o “meritocrazia” e le si usa per coprire riforme che, in realtà, servono a centralizzare il potere. Se un critico prova a spiegare che dietro quella “efficienza” si nasconde un controllo politico sulla magistratura, viene escluso perché “contrario al progresso”.
Ancora una volta, le agenzie di stampa, che dovrebbero essere il filtro critico, finiscono spesso per fare da “cassa di risonanza” a queste veline del potere, rendendo la dipendenza dei giornali dalle agenzie un vero e proprio tallone d’Achille per la democrazia.
Cerca di intuire quello che non puoi sapere unendo i puntini di ciò che già conosci
L’esclusione dei critici è una caratteristica strutturale di un sistema mediatico che risponde a logiche di mercato e di potere più che a doveri etici. Non è scritto da nessuna parte, ma tutto punta a confermare questa tesi.
Tuttavia, c’è una nota di speranza che non dobbiamo scordarci: il boom del web ha moltiplicato le fonti, permettendo ai cittadini di accedere a documenti primari senza la mediazione delle agenzie tradizionali. Ma attenzione, perché questa stessa frammentazione può portare alla “balkanizzazione” dell’informazione, dove ognuno sente solo ciò che conferma i propri pregiudizi. Dobbiamo imparare a sviluppare un “fiuto” critico che potenzi la nostra intuizione, imparando a identificare non solo quello che ci viene detto, ma soprattutto quello che viene sistematicamente taciuto.
Solo TRE domande
- Ti sei mai reso conto che ascolti, con maggior probabilità, le informazioni di soggetti che hanno abbastanza soldi per fartele comparire nei social e nei giornali?
- Sei mai riuscito ad individuare il “falso equilibrio” in un talk show e a sfuggire dall’inganno di posizionarti “nel mezzo” tra una posizione equilibrata ed una estrema?
- Sei orami diffidente rispetto a qualsiasi politico? E se un giorno arriva una persona onesta e competente, sarai in grado di riconoscerla e dargli il tuo sostegno?
Riflettici, ti farà bene.




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