Oggi, grazie ai social, chiunque può pubblicare le proprie opinioni, proprio come sto facendo io ora. Certamente, io sono uno dei tanti cittadini, la mia opinione conta come la tua e devo faticare tanto per farti comprendere il mio punto di vista o dimostrarti che ciò che dico potrebbe essere vero.
Purtroppo, però, non per tutti la vita è così difficile come lo è per me in questo articolo. Se è vero che internet ci ha dato più libertà, bisogna anche dire che la tecnologia ci ha dato ali troppo sottili, che al massimo possiamo usare per planare in una “bassa quota” di informazioni di bassa qualità a basso costo.
Dovresti chiederti la provenienza di ciò che leggiamo. Esiste un concetto chiamato “affinità burocratica”, ossia quando i media tendono troppo ad affidarsi a fonti ufficiali perché queste forniscono un flusso costante di materiale pronto all’uso, abbattendo i costi di produzione.
Le agenzie di stampa, nel contesto italiano, sono i nostri “grossisti” dell’informazione. Esse fungono da cerniera tra l’avvenimento e i mezzi di comunicazione di massa, con i quotidiani possono dipendere quasi interamente da loro per la raccolta delle notizie. Nelle agenzie, le notizie sono rapide e sintetiche, spesso compresse in pillole pure e semplici. Tuttavia, questa velocità è un’arma a doppio taglio perché la concorrenza si gioca sul filo dei secondi e la rapidità può diventare una fonte di errori involontari.
Il rischio etico più grande è la regola dell’ipse dixit: nelle agenzie vige spesso l’obbligo di citare la fonte per sentirsi “al sicuro”. Se una persona autorevole dice una sciocchezza, quella diventa comunque una “Notizia” con la N maiuscola, perché la responsabilità cade sulla fonte e non sul giornalista.
Questo meccanismo permette ai centri di potere che controllano le agenzie di “gestire” i media, inondandoli di storie che impongono un’agenda precisa o deviano l’attenzione da temi scomodi. Quando la propaganda viene inserita in un sistema dove nessuno ha interesse a smentirla o c’è un contesto in cui tutti vengono percepiti come inaffidabili, si crea un “ciclo di feedback” che punisce chi cerca la verità e premia chi conferma l’identità del proprio gruppo.
Il risultato finale è la “disorientazione” di cui abbiamo già parlato negli articoli precedenti: perdiamo semplicemente la capacità di distinguere il vero dal falso perché la società premia chi conferma la percezione di massa e non chi vuole impegnarsi a verificare per svelare eventuali inganni.
Dalle agenzie di stampa alle “Notizie”
Direi di partire dall’ANSA (Agenzia Nazionale Stampa Associata) che non è solo la maggiore agenzia di stampa italiana, ma è un vero peso massimo a livello internazionale con uffici in oltre 70 paesi e una presenza fortissima in America Latina e nel Mediterraneo. In termini di presenza geografica se la gioca con molti giganti internazionali.
Inoltre, è considerata una delle fonti più autorevoli e neutrali, tanto da essere un partner privilegiato per lo scambio di notizie con le altre grandi agenzie mondiali. Ogni giorno sforna centinaia di notizie, una mole di dati impressionante che raggiunge migliaia di abbonati in tutto il mondo, lavorando senza sosta 24 ore su 24. Per i giornali, l’ANSA è la “materia prima”: le testate dipendono quasi interamente dalle agenzie per la raccolta delle notizie.
E, senza girarci troppo intorno:
L’ANSA è una delle fonti più affidabili per velocità ed oggettività.
Oltre all’ANSA, esistono altre agenzie come:
- Adista, società cooperativa gestita dai soci giornalisti e che si finanzia attraverso gli abbonamenti.
- Adnkronos di proprietà di Giuseppe Marra Communications;
- AGI (Agenzia Giornalistica Italiana) di prorpietà di Eni
- AGR (Agenzia Giornalistica Ratiotelevisiva) di proprietà di PRS Mediagroup
- Agenzia Nova, di proprietà di Fabrio Squillante (figlio di Renato Squillante, coinvolto nel processo SME).
- LaPresse di proprietà di Marco Maria Durante, imprenditore premiato negli USA
- askanews, seconda a livello nazionale per numero di giornalisti dopo l’ANSA, di proprietà del Gruppo Abete, famiglia legatissima al mondo imprenditoriale
- Dire, di proprietà di Stefano Valore
- Il Sole 24 ORE Radiocor, di proprietà del Gruppo 24 ORE (Confindustria)
- Inter Press Service (IPS), di un’organizzazione non-profit
- Italpress, di Gaspare Borsellino
- TGcom24, di Gruppo MFE – MediaForEurope (Famiglia Berlusconi)
Poi ce ne sono altre ma penso che avrai capito chi crea il primo filtro per le informazioni in Italia. Le agenzie funzionano molto bene per la velocità ma molto meno per gli approfondimenti che sono affidati a giornalisti di varia caratura, da quelli di razza investigativa purosangue a quelli che si limitano a sviluppare il dettato del direttore del quotidiano di parte.
Come sfuggire al filtro delle agenzie di stampa
Pur non esistendo alcun obbligo che imponga a un giornale di abbonarsi o affidarsi a un’agenzia di stampa, di fatto sono queste ultime a fornire centinaia di notizie al giorno in grado di oscurare anche temi importanti per il nostro paese.
La vera qualità (che costa tanto) si trova nei media che scovano da soli le notizie, “seguono le piste” come nei film, indagano e si impegnano a far emergere la verità. Sì, la vera qualità si trova proprio in quei media che vengono criticati perché di discostano troppo dalla percezione di massa e contaminano il “buying mood” (l’umore d’acquisto), ad esempio con una bella inchiesta sulle gestione degli allevamenti di polli in Italia.
Cosa possiamo fare, concretamente, per sfuggire da questo filtro. Sicuramente possiamo partire da questi quattro punti:
- Passare dalla neutralità alla verificabilità responsabile. Non abbiamo bisogno di giornalisti che dicano “lui dice X e l’altro dice Y” per sembrare imparziali. Dobbiamo pretendere una “verificabilità responsabile”, ovvero una trasparenza assoluta sulle fonti e sui metodi, fornendo al pubblico l’accesso diretto ai documenti originali. Ricorda:
Un ministro o un presidente del consiglio che snocciola numeri senza fonte, non può essere considerato affidabile
- Investire nella formazione contro la “cattura” dei media. I giornalisti e i manager dell’informazione in buona fede devono essere addestrati a riconoscere i segnali della “cattura” istituzionale e della manipolazione del discorso. Solo comprendendo come le fonti ufficiali cerchino di colonizzare lo spazio pubblico possiamo costruire una resilienza collettiva.
- Istituzionalizzare il fact-checking sistematico. Non basta smentire una singola notizia falsa. Dobbiamo investire in organizzazioni indipendenti che valutino regolarmente il rapporto tra verità e finzione di ogni testata, creando una sorta di “indice di salute” del nostro ecosistema informativo. Un esempio tipico è; https://www.politifact.com/
- Adottare una sensibilità da reporter anche nei brand. Un azienda che comunica non può limitarsi alla pubblicità o a notizie che incentivino i consumi; deve adottare una sensibilità editoriale che metta i bisogni del cliente al primo posto. L’integrità nasce dal trattare l’accrescimento della consapevolezza del lettore come un fine e mai come un semplice mezzo per vendergli qualcosa.
Se hai letto fino a qui ti ringrazio per l’attenzione che mi hai dato ma sappi che, l’aver recepito le informazioni che ti ho scritto, non è sufficiente.
Dobbiamo avere il coraggio di abbandonare la comodità delle notizie “preconfezionate” per cercare una verità che, anche se provvisoria, sia ancorata alla realtà e non a logiche che tutelino potere e lobby. Sforziamoci di imparare a capire come funziona l’informazione e di discernere il bene dal male.




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