L’urgenza della trasparenza per smascherare la dipendenza tra media e lobby

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Mikas Vida

Siamo al terzo appuntamento settimanale e, se mi hai seguito fino ad ora, avrai capito che siamo in un panorama globale in cui le democrazie sono sempre più vulnerabili alla manipolazione dell’informazione.

Oggi vorrei parlare della “salute” del dibattito pubblico analizzare i meccanismi sistemici che rendono possibile il controllo delle narrazioni.

Il mio principale scopo è avviare con te una discussione razionale su uno dei pilastri fondamentali di questa vulnerabilità: l’integrazione tra le grandi aziende mediatiche, le altre multinazionali e le strutture governative.

La rete di connessioni e l’integrazione dell’establishment

Per establishment mi riferisco all’insieme delle strutture di potere consolidate e connesse che esercitano un’influenza dominante sulla società, sulla politica e sull’informazione nei paesi democratici (non è un concetto che riguarda la politica, può esserci un estabilishment in qualsiasi contesto sociale, anche a circolino ARCI del tuo paese).

Nei paesi democratici, l’illusione di una stampa libera e plurale può essere sostenuta anche quando il sistema mediatico svolge una funzione di propaganda a supporto degli interessi privilegiati che dominano lo stato e l’attività privata. Questo risultato è frutto della logica di sistema creato dalle forze di mercato in cui operano i media mainstream.

Questo sistema definito da una rete di connessioni e l’integrazione con establishment si riferisce all’intricata rete di relazioni tra le grandi aziende mediatiche e le multinazionali/governi. Con questo fitto intreccio si riesce a garantire che i media tendano a mobilitare sostegno per gli interessi speciali.

I giganti mediatici sono grandi imprese controllate da individui estremamente ricchi o da manager che devono sottostare alle forti pressioni degli azionisti o, ancora peggio, da un mercato che è sempre più irrazionale ed egoista. Questa concentrazione di ricchezza e potere garantisce che i gruppi di controllo abbiano un interesse specifico nel mantenere lo status quo.

I vantaggi della rete di connessione

Sicuramente più funzionale della nostra “rete linkedin”, una rete di connessioni sociali tra media e potere offre dei benefici garantiti ed efficienti:

  1. Lottizzazione dei Consigli di Amministrazione: i gruppi di controllo delle grandi aziende mediatiche sono strettamente collegati alle lobby mainstream attraverso i CdA e legami sociali. Ad esempio, la nostra RAI ha nel CdA dei personaggi che rappresentano giganti aziendali, bancari o di partiti politici che se ne fanno portavoce. Per aziende più piccole, avere un personaggio potente in CdA può garantire maggiori introiti pubblicitari, maggior solidità finanziaria
  2. L’uso della “porta girevole”: esiste un flusso notevole di personale tra i regolatori (il potere) e le aziende regolamentate (i media). Spesso i direttori sono ex politici o ex direttori di testate giornalistiche fortemente polarizzate, che poi tornano in politica come deputati o senatori, per poi ritornare magari in TV come opinionista tutte le settimane. Questa rotazione elitaria può trasformare personaggi in chiaro conflitto di interesse in commentatori “esperti” la cui autorità deriva dalla loro utilità per il potere, piuttosto che dalla loro obiettività.
  3. Dipendenza da governo di turno: i media, in particolare quelli radiotelevisivi privati, necessitano di licenze e concessioni governative su frequenze, modalità di raccolta pubblicitaria, tassazione dei profitti, rendendole potenzialmente vulnerabili al controllo o al condizionamento politico. Ancora peggio, quando è lo stesso proprietario di un media che diventa presidente del consiglio, facendo diventare le sue reti private forti come quelle pubbliche. Questa integrazione è, senza dubbio, il filtro più potente che influenza la pluralità delle informazioni.
  4. Controllo sui media del servizio pubblico (RAI): con la RAI invece è ancora peggio, perché la lottizzazione è addirittura ufficializzata dalle leggi che lo stesso governo può varare. La TV pubblica italiana è strutturalmente vulnerabile, poiché i suoi giornalisti possono essere dipendenti pubblici e i direttori nominati politicamente. La politicizzazione della struttura di governance della RAI è spesso il passaggio che le nuove legislature (appena vinta un’elezione) attuano già dal primo anno, per un maggiore supporto durante il governo.

Avrai capito che queste interconnessioni assicurano che le premesse di base e le ideologie dominanti siano interiorizzate dai giornalisti e dagli editori, permettendo al sistema di operare in modo efficace anche in assenza di censura palese.

La soluzione si chiama TRASPARENZA

Di fronte a un sistema così strutturalmente inclinato verso la difesa degli interessi di un élite, la soluzione non può essere solo micro (storia per storia), ma deve essere macro e sistemica.

La soluzione è promuovere trasparenza sui consigli di amministrazione e sulle interconnessioni societarie, per esporre i centri di potere proprietari.

Questa strategia sociale mira a:

  1. Esporre i conflitti di interesse nascosti: la politica non vuole fare una legge sul conflitto di interesse? Bene, ma che almeno gli elettori sappiano chi ci comanda. Rendere pubblici i legami finanziari e personali tra i dirigenti dei media, i principali inserzionisti e i politici permette ai cittadini e ai professionisti dei media stessi di comprendere le pressioni implicite e gli allineamenti ideologici che modellano l’agenda mediatica.
  2. Rafforzare la critica istituzionale: non è che, se critico il governo il carica di sinistra, automaticamente divento fascista, e viceversa divento comunista. La trasparenza è un meccanismo chiave per contrastare la gestione dell’opinione pubblica. Sapere chi possiede e dirige i media, quali sono le relazioni sociali, rende possibile un’analisi istituzionale dei fallimenti politici, considerandoli il risultato di un sistema che va cambiato e non solo dell’aver votato il partito sbagliato.
  3. Contenere la centralizzazione: rispetto agli anni in cui comandavano Mediaset e RAI, la situazione è migliorata: c’è internet, c’è la Gruppo Cairo Communication (La7), c’è Warner Bros-Discovery Italia (Nove, Real time, ecc.) e c’è SKY Italia (Cielo, TV8). Sebbene i cambiamenti italiani abbiano diluito la concentrazione dei media negli ultimi decenni, ciò non è sufficiente. La trasparenza può agire come deterrente e come strumento di consapevolezza per l’elettore. L’esposizione dei centri di potere proprietari incoraggia un dibattito pubblico e politico per contenere e invertire la crescente centralizzazione dei media mainstream in pochi soggetti.
  4. Sostenere il dissenso credibile: l’esposizione delle interconnessioni dei media mainstream può sostenere la credibilità dei media alternativi e indipendenti che non sono soggetti a interessi proprietari elitari. La mancanza di un ruolo nazionale definito per i media locali o piccoli canali streaming può limitare la loro capacità di generare ampio sostegno pubblico contro la cattura governativa; la trasparenza sulle interconnessioni potrebbe rafforzare la causa dei media realmente indipendenti.

Conclusione

Riconoscere l’architettura asimmetrica dell’ecosistema mediatico, dove una parte aderisce a un “ciclo di feedback della propaganda” e l’altra (idealmente) a una “dinamica di controllo della realtà”, ci impone di agire su questi punti di vulnerabilità strutturali. Sebbene la trasparenza non sia una panacea, l’esposizione dei centri di potere proprietari è un passo fondamentale per democratizzare l’informazione.

Non voglio demonizzare nessuno (destra o sinistra che sia), ma pretendo un livello di chiarezza che permetta al giornalismo professionale di spostare il suo impegno dall’essere una “neutralità dimostrativa” (che può legittimare i propagandisti in un ambiente asimmetrico) a una “verificabilità responsabile” basata sulla trasparenza delle fonti e delle pratiche.

Secondo te, quali meccanismi normativi o tecnologici pratici, attuabili nel nostro panorama Italiano, possono garantire una trasparenza effettiva e continua sui CdA e sulle interconnessioni finanziarie dei giganti mediatici, senza cadere nella retorica semplicistica e improduttiva del complotto contro la destra o la sinistra?

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