L’architettura del controllo silenzioso: come l’establishment finanzia lo status quo

Written by:

Mikas Vida

Quarto appuntamento settimanale.

Nel precedente post avevo definito l’establishment come l’insieme delle strutture di potere consolidate e connesse che esercitano un’influenza dominante sulla società, sulla politica e sull’informazione nei paesi democratici.

Ecco, oggi si argomenterà di come questo estabilishment (o elite, poteri forti o come vuoi chiamarli te) finanzia e controlla l’incresciosa situazione attuale.

Infatti, nonostante l’apparente libertà di stampa, il panorama mediatico è spesso dominato da meccanismi strutturali che agiscono come filtri, plasmando la percezione pubblica in modi che servono interessi particolari.

Ciò non deve farci perdere la speranza perché, seppur difficile, possiamo costruire una resilienza democratica attraverso il sostegno ai media indipendenti. Iniziamo.

La protezione sistematica dello status quo

Il cosiddetto “modello di propaganda” (coniato da Edward S. Herman e Noam Chomsky) spiega che i media tendono a servire e propagandare gli interessi delle potenti élite sociali che li controllano e li finanziano. Questo non è generalmente un risultato di interventi grossolani, ma piuttosto dell’internalizzazione di priorità e definizioni di “notiziabilità” da parte di giornalisti e editori, che si allineano alla politica dell’istituzione.

Un meccanismo fondamentale di controllo elitario è la protezione dello status quo. I gruppi di controllo, spesso famiglie proprietarie ricche, centri politici (destra, sinistra, ecc.) o lobby di categoria (energia, assicurazioni, finanza, ecc.), hanno un interesse intrinseco a mantenere l’assetto attuale. Queste élite esercitano influenza attraverso la loro vasta ricchezza e la loro posizione strategica nelle istituzioni della società.

La centralizzazione del potere mediatico

La struttura stessa del mercato mediatico è caratterizzata dalla concentrazione della proprietà in poche grandi soggetti di dimensione nazionale o internazionale. Poiché le principali aziende mediatiche sono controllate da persone molto ricche o da manager vincolati da severe pressioni orientate al profitto di mercato, questo “livello superiore” dei media, definito dalla sua autorevolezza, risorse e portata, è quello che definisce l’agenda delle notizie per i livelli inferiori e per il pubblico in generale. Ergo:

Questa oligarchia mediatica garantisce che le visioni che mettono in discussione le premesse fondamentali del discorso politico o che suggeriscono che le modalità osservate di esercizio del potere statale si basino su fattori sistemici, siano mantenute ai margini o escluse interamente. La bellezza di questo sistema è che anche se è presente un certo grado di dissenso, esso viene contenuto entro limiti e ai margini, insufficiente a interferire indebitamente con l’agenda ufficiale dominante.

Crescere un popolo di IDIOTA: ciò che conta è mantenere l’apatia politica senza rovinare il consenso

In antica Grecia il termine idiotes (ἰδιώτης) era originariamente usato per indicare una persona che si occupava solo dei propri affari privati e non partecipava alla vita pubblica o politica della polis (città-stato).

In un contesto di crescente e marcata disuguaglianza, i contenuti mediatici spesso si concentrano sull’intrattenimento, che funge da equivalente contemporaneo dei “giochi del circo” romani, distogliendo il pubblico dalla politica e generando un’apatia politica utile alla conservazione dello status quo e all’aumento dei cosiddetti italiani “idioti”.

Le decisioni editoriali e la selezione degli “esperti” sono pesantemente influenzate da interessi economici e politici, garantendo che le preferenze dell’élite siano promosse, per esempio, su questioni come i budget per la difesa o gli accordi commerciali internazionali, anche se i sondaggi mostrano una differenza netta con le preferenze pubbliche.

Sosteniamo il dissenso ad un livello strutturale

In uno scorso articolo ho già scritto che per contrastare la manipolazione ad un livello sistemico e l’esclusione di prospettive che sfidano le premesse fondamentali del sistema “dottrinale”, è necessaria una riforma fondamentale dei media e la democratizzazione delle fonti di informazione.

La nostra strategia etica e di comunicazione strategica deve concentrarsi sulla creazione e sul supporto di piattaforme di informazione che operino al di fuori dei vincoli del profitto e degli interessi proprietari.

Sosteniamo e finanziamo media alternativi e indipendenti

La soluzione diretta al problema del controllo élite è sostenere e finanziare media alternativi e indipendenti non soggetti a interessi proprietari elitari.

Questo approccio risponde a diversi meccanismi di controllo:

  1. Neutralizzare l’orientamento al profitto: i media alternativi devono perseguire obiettivi non orientati al profitto. La dipendenza dal reddito pubblicitario, infatti, subordina le scelte editoriali alle esigenze degli inserzionisti. Sostenere finanziariamente i media tramite fonti alternative o pubbliche mira a liberarli dalla “licenza di autorità” degli inserzionisti.
  2. Contrastare le barriere all’ingresso: l’aumento dei costi operativi elimina le voci dissenzienti o troppo radicali. È cruciale supportare economicamente la stampa indipendente e non-profit per sfuggire a questa eliminazione.
  3. Coltivare il dissenso: invece di omogeneità culturale e di valori derivante dalla centralizzazione, dobbiamo coltivare il dissenso e l’informazione che “mette in discussione il punto di vista accettato”, mantenendoli all’interno del dibattito centrale e non ai margini.
  4. Servire l’interesse generale e massimizzare i benefici condivisi: invece di selezionare un pubblico “di qualità” (abbiente e con potere d’acquisto) per gli inserzionisti, è necessario sviluppare media comunitari e per il settore pubblico che mirino a servire l’interesse generale della popolazione sotto ogni livello: lavoratori, imprese, professionisti, disabili, governanti.

Movimenti di base e gruppi intermedi (come i sindacati) dovrebbero investire più energia e denaro nella creazione e nel supporto dei propri media. L’uso di piattaforme alternative come Internet, le reti locali e i canali social su piattaforme video, possono offrire un canale mediale alternativo essenziale.

Conclusione: una difficile sfida per giornalisti, influencer e dei professionisti dei media

Per i professionisti della comunicazione e dell’etica digitale, l’obiettivo non è solo far “consumare” le fonti con una lettura veloce dei titoli e lo scrolling compulsivo. Piuttosto, bisognerebbe attivarsi per:

  • Promuovere la trasparenza: esigere trasparenza sui consigli di amministrazione e sulle interconnessioni societarie, per esporre i centri di potere proprietari e sapere chi è che finanzia un certo tipo di messaggio o corrente informativa.
  • Sviluppare esperti indipendenti: sviluppare e promuovere esperti indipendenti e voci dissenzienti attraverso media proprietari. Ad esempio, un critico politico che ha il suo sito web è più indipendente rispetto a chi parla sempre come ospite in trasmissioni TV che vengono viste su media di proprietà delle elite.
  • Resistere all’autocensura: I giornalisti devono resistere alla tendenza all’adattamento, riconoscendo che l’autocensura è il principale strumento di controllo della dottrina. Cerca di capire che non è facile rinunciare ad uno stipendio sicuro (e magari basso) che mette a rischio il benessere della propria famiglia per dire al pubblico una verità che sicuramente gli porterà secchiate di fango.

Il rischio di un sistema informativo così strutturato è che non rifletta la realtà se non come i gruppi potenti desiderano che venga percepita. L’ampliamento della discussione per includere prospettive che sfidano le premesse fondamentali e i fattori sistemici (entrambi imposti dall’estabilishment) è vitale per un dibattito democratico significativo.

Quando trovi un “povero cristo” che si è impegnato per informarti su qualcosa che normalmente non potresti sapere dai media tradizionali, non bollarlo subito come estremista o complottista. Indaga, informati, approfondisci e, se trovi riscontro, ringrazialo e incentivalo a continuare così, sia offline nella vita vera che on line in qualche social network.

Dobbiamo assolutamente reindirizzare risorse e fiducia verso fonti mediatiche che operano veramente nell’interesse pubblico, libere dalla logica della protezione dello status quo élitario. Anche se di poco, possiamo contribuire attivamente a sostenere il coraggio giornalistico, riducendo la vulnerabilità dei media alle pressioni economiche e politiche.

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