- L’ex giudice che diventa Ministro della Giustizia per cambiare la magistratura.
- L’ex deputato di opposizione che oggi è passato a sostenere il governo di turno.
- Il senegalese che è per la re-migrazione;
- L’ex magistrato correntista che oggi è contro le correnti
Questi sono solo degli esempi di pentiti che vengono “elevati” ad esperti e testimoni di una nuova illuminazione culturale.
C’è un momento in cui un esperto, oggi acclamato dai media e dal potere, viene presentato come una voce autorevole proprio perché in passato stava “dall’altra parte”. Magari era un attivista radicale, un critico feroce del sistema o un esponente di frange estreme che, improvvisamente, ha “visto la luce”.
Magari hanno ragione, tutti possono cambiare idea, ma in questi casi è saggio indagare un po’ più da vicino questi comportamenti, perché non è quasi mai un caso di illuminazione spontanea, ma una precisa tecnica di manipolazione del consenso.
L’irresistibile fascino del peccatore redento
Perché il sistema mediatico adora gli ex radicali? Semplicemente, perché ama la “selezione degli esperti”. In una società che valorizza il pentimento, il “convertito” è una merce preziosissima. La sua voce possiede un’aura di autenticità che un esperto tradizionale non potrà mai avere: lui “c’era”, lui ha “provato quelle idee sulla sua pelle” e ora può dirci, con autorità, perché fossero sbagliate.
Questa è una delle tante forme di “cattura discorsiva” di cui abbiamo già parlato negli scorsi articoli.
Elevando queste figure a esperti di spicco, i media creano una sorta di prova vivente che la linea dominante sia l’unica ragionevole. L’esperto spesso non è chi sa di più, ma chi sa elaborare e definire il consenso per conto di chi detiene il potere. In questo modo, il dissenso non viene soppresso con la forza, ma svuotato dall’interno attraverso il racconto della “redenzione”.
La costruzione del prestigio a tavolino
Il processo non è casuale. Spesso si assiste a una vera e propria operazione di marketing delle idee, simile alla vendita di un tubetto di dentifricio. Grandi imprese o gruppi di potere possono letteralmente comprare le migliori reputazioni accademiche o giornalistiche per dare credibilità alle proprie tesi. Quando un ex dissidente passa dall’altra parte, riceve immediatamente una visibilità sproporzionata: articoli su “La Repubblica” o “Il Giornale”, inviti permanenti nei telegiornali e finanziamenti per i propri “think tank” come varie Fondazioni psedo-liberali.
Inesorabilmente, questo agisce sulle nostre presupposizioni. Se tutti i media ci presentano Tizio come un autorevole esperto, noi tendiamo ad accettare questa informazione come un fatto già condiviso, smettendo di esercitare la nostra vigilanza critica. È una manipolazione sottile che entra nel nostro “terreno comune” conversazionale senza fare rumore.
L’effetto “cassa di risonanza” digitale
Nell’era dei social media, questa dinamica diventa ancora più pervasiva. Gli algoritmi creano camere d’eco dove le voci dei convertiti vengono amplificate artificialmente, con un flusso costante di storie che confermano la nostra identità e i nostri pregiudizi, rendendoci impermeabili a qualsiasi correzione dei fatti.
In questo ecosistema, il convertito funge da “ponte”. Viene usato per convincere gli indecisi, sfruttando la tecnica della “comunicazione implicita”. Non ci dicono direttamente cosa pensare, ma ci portano a inferire conclusioni specifiche attraverso narrazioni preconfezionate che fanno leva sulle nostre emozioni più che sulla logica.
Esistono delle soluzioni (ma serve impegno)
Non siamo vittime impotenti. Possiamo riprendere il controllo attraverso azioni concrete e quotidiane. Ecco alcune strategie per navigare il mare della manipolazione:
- Ampliare la nostra comprensione con sane capacità di indagine. Dobbiamo imparare ad abbandonare l’ottimismo ingenuo verso le fonti. Chiediamoci sempre: chi finanzia questo esperto? Qual è il suo percorso? Perché la sua voce è così presente proprio ora?
- Diversificare le fonti attivamente. Non limitiamoci a consumare passivamente ciò che ci viene proposto dagli algoritmi. Cerchiamo attori della società civile, fact-checker indipendenti e voci che non hanno accesso ai grandi circuiti mainstream.
- Praticare l’ingegneria “concettuale”. Dobbiamo reimpossessarci del significato delle parole. Se ci dicono che una riforma è fatta per l’ “efficienza”, analizziamo se questo termine non stia mascherando un aumento del controllo esecutivo o una riduzione dei diritti.
- Esigere trasparenza. Supportiamo le iniziative che chiedono database pubblici per la pubblicità politica e regole chiare sulle “porte girevoli” tra settore privato e incarichi pubblici.
- Promuovere la democrazia deliberativa. Partecipiamo a forum, assemblee e spazi di discussione dove il confronto avviene tra cittadini eguali e non tra “esperti” calati dall’alto. La vera democrazia è un processo discorsivo, non un prodotto confezionato da vendere al miglior offerente.
In conclusione, la promozione dei convertiti è una tecnica di persuasione che sfrutta il nostro bisogno di storie coerenti e rassicuranti. Ma la realtà è complessa e non può essere ridotta a un semplice arco di redenzione ad uso e consumo del potere. Come professionisti della comunicazione, abbiamo il dovere etico di promuovere un linguaggio che non sia uno strumento di subordinazione, ma uno spazio di resistenza e di autentica libertà.
Anche tu hai notato questa tendenza nei media che segui abitualmente? Parliamone nei commenti, ma facciamolo con spirito critico e apertura al dialogo reale. La nostra consapevolezza è la prima linea di difesa della democrazia




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