Perché l’indipendenza della magistratura è più importante di un giudice (più) terzo

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Mikas Vida

Hai presente quando, scorrendo il tuo feed qui su LinkedIn o leggendo le ultime notizie, vedi che la narrazione su temi complessi come la giustizia si riduce a una serie di slogan pronti all’uso? Ecco, questo è un fenomeno che si chiama “cattura discorsiva” e NON DEVI ASSOLUTAMENTE FARTI CATTURARE.

La tecnica consiste nel prendere un’istituzione fondamentale, come la magistratura, e la si riveste di una narrazione di fallimento per giustificare cambiamenti profondi. Se poi questo fallimento è farcito da decenni di tagli a risorse economiche e umane, eccoti la tempesta perfetta.

Oggi vorrei parlare di un tema su cui si sta giocando veramente sporco a livello di comunicazione che credo dovremmo affrontare con una mente più lucida: orientare le masse affinché si limiti l’indipendenza della magistratura.

Un modo per orientare l’opinione pubblica

Immagina un ventriloquo che muove una marionetta. Se il potere politico riesce a infilare la mano nella “schiena” del sistema giudiziario, controllandone le nomine sorteggiate o la disciplina, può indirizzare i movimenti di quella marionetta, pur dichiarando di averla resa più “libera”.

Per convincerci che questo sia un bene, si usa spesso una tecnica di propaganda collaudata: inquadrare la magistratura come un “nemico ideologico”. In Italia, ad esempio, dagli anni ’90 abbiamo visto nascere il frame del “magistrato politicizzato” o delle “toghe rosse” (se l’attacco politico era a destra), un’etichetta usata per trasformare ogni inchiesta giudiziaria in uno scontro politico. Questo non serve solo a difendere singoli leader, ma a mobilitare le masse attraverso la polarizzazione e la paura, spostando l’attenzione dai fatti alle emozioni superficiali.

Quando la legge diventa un’arma di distrazione

C’è un concetto tecnico che dobbiamo conoscere: la “cattura disciplinare” , che avviene quando organi amministrativi o politici usano l’applicazione selettiva delle leggi per intimidire figure critiche, come giudici o PM, spingendoli all’autocensura o a modificare decisioni.

In Italia, il dibattito sulle riforme recenti (2022–2025), come la separazione delle carriere e l’istituzione di un’Alta Corte disciplinare, ha sollevato molti dubbi tra gli esperti. Il timore non è solo tecnico: è il rischio che un organo sanzionatorio nominato in parte dalla politica e privo di ricorsi esterni indipendenti (come la Cassazione) possa diventare uno strumento di pressione. Quando la magistratura viene indebolita, l’equilibrio tra i poteri dello Stato vacilla, e chi ne paga il prezzo è il cittadino, che perde l’unico presidio capace di difenderlo contro un potere politico o economico troppo forte.

Una questione di fiducia

Perché dovresti rivolgerti a un tribunale se pensassi che il giudice può essere influenzato da un politico o da un potente uomo d’affari affine alla politica? L’esperienza dice che un alto grado di indipendenza è necessario affinché i cittadini apprezzino e si fidino delle corti. Senza questa fiducia, le persone smetterebbero di collaborare con il sistema legale e di accettare le sentenze, portando al fallimento del contratto sociale che già sta seriamente vacillando da un decennio. L’indipendenza garantisce che le decisioni siano prese solo in base al diritto e ai fatti, e non per timore di ritorsioni, critiche o influenze esterne. È l’unico meccanismo che permette a un cittadino comune, anche se privo di mezzi economici, di prevalere contro un politico potente.

Dobbiamo accettare che viviamo in un’epoca in cui le democrazie possono scivolare silenziosamente verso l’autoritarismo e una magistratura indipendente, formata da persone che decidono solo in base alle leggi fatte dal parlamento, è uno dei pochi strumenti capaci di fermare questa erosione. Quando il potere politico tenta di “catturare” il sistema giudiziario, controllando le nomine o usando procedimenti disciplinari per intimidire i giudici critici, la democrazia inizia a vacillare. In Italia, ad esempio, il modello del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) è nato dopo la caduta del fascismo proprio per proteggere giudici e pubblici ministeri dalle ingerenze del governo. Se questa protezione viene meno, i diritti diventano “senza significato” perché non c’è più nessuno in grado di farli rispettare in modo imparziale.

PM indipendente VS Giudice terzo

La “terzietà” è l’arbitro che non tifa per nessuna delle due squadre in campo. Ma cosa succede se quell’arbitro, pur non avendo preferenze tra le squadre, deve rispondere a un “capo” esterno che può decidere del suo stipendio, della sua carriera o della sua punizione? È evidente che la sua neutralità sarebbe solo apparente: basterebbe uno sguardo o una minaccia da parte del potere politico per influenzare il fischio finale.

Ecco perché l’indipendenza non è un privilegio della casta, ma un diritto di noi cittadini. Come ha ricordato il presidente Mattarella, l’indipendenza è “funzionale ad assicurare che le decisioni siano adottate secondo diritto” e non per timore di ritorsioni, influenze o pregiudizi esterni. In una democrazia liberale, la magistratura deve essere un contropotere capace di bilanciare gli altri rami dello Stato per garantire i diritti inviolabili di ciascuno.

Perché la “terzietà” senza indipendenza è un guscio vuoto. Se ci concentriamo solo sulla “terzietà” intesa come separazione formale (ad esempio, separando le carriere tra chi accusa e chi giudica), rischiamo di perdere di vista il pericolo più grande: la sottomissione al potere esecutivo.

Certamente, nessuno sa se dopo l’entrata in vigore della Riforma Nordio la politica si asterrà dall’influenzare il PM attraverso il Ministero della Giustizia. Non ho la palla di cristallo!

Allo stesso modo, però, non sappiamo nemmeno se la Riforma Nordio aumenterà la terzietà del giudice perché, in base a ciò che dice la legge, aumenterà solo il distacco con il PM e ci sarà un controllo disciplinare più stretto.

Cosa possiamo fare per non farci “catturare”

La cattura discorsiva è sempre in agguato: basta un piccolo periodo in cui ti informi troppo poco e ti ritrovi senza accorgertene a ripetere a pappagallo una narrazione faziosa.

Invece, ecco cosa puoi fare:

1. Riconoscere le narrazioni di delegittimazione: spesso, per limitare l’indipendenza dei magistrati, si usa la tecnica di inquadrarli come “nemici ideologici” o “politicizzati”. Dobbiamo imparare a distinguere tra la critica legittima a una sentenza e il tentativo sistematico di indebolire l’istituzione.

2. Esigere trasparenza nelle riforme: ogni modifica costituzionale che tocca la giustizia dovrebbe nascere da diagnosi corrette e non da contingenze politiche. Dobbiamo chiedere che le riforme mirino all’efficienza reale (come il potenziamento degli organici o la digitalizzazione) e non solo a cambiare i rapporti di forza tra i poteri.

3. Difendere la “cultura della prova”: è fondamentale che il PM resti ancorato alla cultura giurisdizionale, avendo il dovere di cercare anche le prove a favore dell’indagato e non solo quelle dell’accusa. Un magistrato che cerca la verità, e non solo una condanna, è la migliore garanzia contro gli errori giudiziari.

Questi tre punti non potrai attuarli direttamente, ma potrai influenzarli con il tuo voto, i tuoi acquisti e i discorsi che farai tutti i giorni con le persone che conosci.

L’indipendenza dei magistrati è un diritto di noi cittadini, l’ultimo baluardo contro il potere della politica che vuole bullizzare il cittadino. Senza un giudice che risponde solo alla legge, la nostra libertà sarebbe sempre “in balia del più forte”.

Svegliati, sei ancora in tempo.

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