Il grande teatro dei mattoni e delle tifoserie

Written by:

Andrea Rattacaso

Ci sono cascati di nuovo oppure hanno colto la palla al balzo per difendere una nuova lobby ?

Se parli di affitti brevi o di centri storici diventati alberghi a cielo aperto, la politica ti sbatte subito davanti un bivio rigido: o stai con i piccoli proprietari che cercano di sbarcare il lunario, oppure stai con le famiglie disperate in cerca di un tetto. Non esiste una via di mezzo, non c’è spazio per le sfumature.

Come recita il celebre aforisma, la verità rende liberi, ma l’ossessione dell’appartenenza ci rende soltanto ciechi.

I partiti e i gruppi di pressione vogliono davvero risolvere la crisi abitativa? Molto probabilmente, no.

Preferiscono usare la tecnica del framing, ossia isolare un pezzo della realtà, impacchettarlo con colori emotivi e usarlo come un’arma per catturare il tuo consenso.

La casa, da diritto fondamentale per un’esistenza dignitosa, si trasforma in un campo di battaglia ideologico.

La guerra dei nomi per svuotare il dibattito

Guarda cosa è successo con la proposta europea dell’Affordable Housing Act. La Commissione UE ha provato a dare ai Comuni una metodologia per misurare la tensione abitativa nelle città dove trovare casa è diventato una scalata sul monte Everest. Un calcolo basato sul rapporto tra prezzi e redditi per capire dove le locazioni turistiche stanno soffocando la residenzialità.

Appena la bozza è uscita dai palazzi di Bruxelles, si è scatenata la fabbrica della propaganda.

Le forze di centrodestra e le lobby dei proprietari immobiliari hanno immediatamente bollato il provvedimento come un “attacco alla proprietà privata” (non passerà molto che danno la colpa ai “comunisti“) e una manovra ideologica ai danni dei risparmi degli italiani.

Dall’altra parte, i socialisti europei hanno salutato la norma con lo slogan del “restituire le città agli abitanti“.

Ciascun schieramento ha applicato una precisa etichettatura ideologica per impedire il ragionamento critico.

Come ci ricorda la filosofia, sapere è potere, ma quando il linguaggio viene ridotto a uno slogan da stadio, la conoscenza si atrofizza e il cittadino rinuncia a capire i fatti complessi.

I due schermi della manipolazione quotidiana

Questa polarizzazione forzata serve a nascondere le vere linee di faglia del problema:

Da un lato abbiamo la narrazione difensiva: viene detto che toccare un appartamento destinato ad Airbnb significa calpestare la libertà individuale. La propaganda trasforma il proprietario nel simbolo dell’autonomia economica insidiata dallo Stato. Si usa il “framing” per far credere che qualsiasi regolamentazione del mercato sia un sopruso illogico.

Dall’altro lato c’è la narrazione d’assalto: la colpa del caro affitti viene scaricata interamente sulle piattaforme digitali o sui turisti. Tuttavia, da altri partiti e movimenti sono arrivate critiche severe verso la proposta europea, definita debole e deludente perché priva di vincoli rigidi e sprovvista di finanziamenti pubblici per alloggi sociali a prezzi calmierati.

Non c’è schiavitù peggiore di quella di chi si crede libero senza esserlo. Crederci schierati dalla parte “giusta” ci dà l’illusione della libertà, ma ci mantiene passivi davanti alle scelte politiche reali.

Come le lobby cucinano il consenso pubblico

Dietro questo dibattito infuocato si muove il potere invisibile delle pressioni commerciali.

Le associazioni dei proprietari e le multinazionali della gestione immobiliare sanno bene come influenzare le decisioni pubbliche: sfruttano la loro forza economica e il loro peso mediatico per bloccare qualsiasi regola che possa scalfire i profitti.

Le tecniche sono sempre le stesse:

  • paventare disastri economici per l’indotto dell’ospitalità, dalle pulizie ai servizi tecnologici, per spaventare i lavoratori
  • minacciare ricorsi legali per paralizzare le delibere dei sindaci che provano a porre limiti locali
  • usare “esperti certificati” nei talk show per ripetere che il mercato si autoregola da solo e che l’intervento pubblico produce solo danni

Questo cortocircuito crea una forte nebbia informativa. La politica di facciata grida allo scandalo per raccogliere voti, mentre sottobanco i gruppi di interesse mantengono intatti i propri privilegi.

Riprendere in mano la bussola del pensiero autonomo

Dobbiamo recuperare la sovranità del nostro giudizio. La conoscenza non è un pacchetto chiuso da comprare al supermercato della propaganda, ma un atto volontario di ricerca e di verifica.

Per difendere la nostra autonomia dobbiamo applicare poche regole pratiche:

  • guardare oltre gli eufemismi e le etichette con cui la politica battezza le leggi
  • verificare i dati reali separando i fatti dalle narrazioni emotive esagerate
  • chiederci sempre chi trae vantaggio economico o politico quando una discussione viene trasformata in uno scontro di religione

La gentrificazione delle nostre città e la mancanza di alloggi accessibili sono sfide complesse che richiedono pianificazione, investimenti strutturali e senso del bene comune. Schierarsi per tifo non risolve l’emergenza, la perpetua soltanto.

Invece, preservando la nostra libertà interiore e la capacità di dubitare, potremo pretendere risposte concrete da chi ci governa, restituendo valore alle parole e dignità alla nostra vita quotidiana.

Lascia un commento