Come coltivare il dissenso nel cuore del dibattito democratico

Written by:

Mikas Vida

Settimo appuntamento con questa piccola parentesi extra-professionale (conto di finire per maggio/giugno) sulla manipolazione delle masse nei paesi democratici.

Abbiamo ormai imparato che il panorama informativo e istituzionale, specialmente nei paesi occidentali, è caratterizzato da una crescente centralizzazione del potere in pochi attori o sistemi.

Questo fenomeno crea un paradosso pericoloso: mentre da un lato la concentrazione di risorse può aumentare l’efficienza, dall’altro riduce drasticamente le difese democratiche contro la manipolazione e l’abuso. La sfida (per tutti noi) è capire come stimolare il dissenso informato e l’informazione critica, assicurando che non vengano emarginati, ma rimangano al centro del dibattito civile.

Il paradosso della concentrazione del potere

Storicamente, la concentrazione di potere, sia essa economica, politica o mediatica, ha sempre rappresentato un rischio per la democrazia. Oggi, l’integrazione delle strutture aziendali e governative amplifica questo pericolo in modi sottili e pervasivi.

La centralizzazione nei media

Nei sistemi mediatici contemporanei, la centralizzazione è palese. In molti stati ci sono una manciata di aziende che si spartiscono l’intera produzione mediatica, accelerando la tendenza al profitto e alla riduzione dell’informazione. Questa concentrazione ha portato a un indebolimento dei confini tra editoria e pubblicità.

In un ambiente così concentrato, la propaganda può fiorire non attraverso la censura diretta, ma attraverso la selezione di personale “giusto” e l’internalizzazione di priorità e definizioni di ciò che è degno di nota che si allineano con gli interessi di coloro che controllano e finanziano i media. Questa struttura rende il sistema estremamente vulnerabile alla manipolazione, che può essere sia di origine interna che esterna, come nei casi di campagne di disinformazione russa che prosperano sfruttando le debolezze sistemiche.

La necessità del dissenso

Il problema non è solo avere gli strumenti per il controllo, ma assicurarsi che vengano utilizzati efficacemente. In letteratura (Legislative Oversight and Budgeting A World Perspective, di Rick Stapenhurst, Riccardo Pelizzo, David M. Olson, and Lisa von Trapp) si fa una distinzione tra oversight potential (avere gli strumenti per esercitare la supervisione) e effective oversight (esercitarla realmente e con impatto).

Studi comparativi hanno dimostrato che l’aumento degli strumenti di controllo parlamentare (oversight tools) è un forte predittore di una democrazia formale. Tuttavia, per essere una democrazia liberale, che si preoccupa della sostanza e non solo della forma, è necessario il monitoraggio effettivo della pluralità delle informazioni.

Ma quali meccanismi garantiscono che questo monitoraggio sia reale e non venga soffocato dalla politica?

L’importanza del anti-faziosità

Il dissenso e la critica, per essere efficaci, non possono essere percepiti come mera “politica con altri mezzi”. Uno degli strumenti di supervisione che è risultato fortemente e significativamente correlato allo status di democrazia liberale è l’istituzionalizzazione della funzione del cosiddetto “Ombudsman.

In termini istituzionali, l’Ombudsman è un funzionario indipendente che agisce come strumento di controllo del potere esecutivo. Si differenzia dagli altri meccanismi di supervisione in quanto opera come uno strumento di controllo esterno alla legislatura, distinto dagli strumenti “interni” come le interrogazioni parlamentari o i comitati di inchiesta. Il suo ruolo principale è ricevere reclami dal pubblico, valutare se questi possono essere comprovati e, in caso affermativo, redigere un rapporto.

Storicamente, l’istituto dell’Ombudsman (detto anche “difensore civico”) è meno comune rispetto ad altri strumenti di controllo, come le interrogazioni parlamentari, essendo presente in meno del 73% dei paesi analizzati.

In Italia, al posto dell’Ombudsman ci sono le classiche interrogazioni parlamentari o commissioni di inchiesta, presenti anche nella stragrande maggioranza dei paesi del mondo.

L’Ombudsman potrebbe essere un meccanismo più efficace perché, a differenza delle interpellanze o delle domande parlamentari, non può essere utilizzato in modo partigiano e garantirebbe una maggiore credibilità e legittimità, fungendo da controllo orizzontale fondamentale per la democrazia liberale.

Poi però ci sarebbe un problema culturale sull’etica dell’italiano medio e sulla sua “incorruttibilità”, ma questa è un altra storia.

Incentivare l’oggettività

Affinché l’informazione critica emerga e superi il muro della centralizzazione, il giornalismo non può limitarsi a una neutralità dimostrativa (“entrambe le parti hanno ragione“) che in realtà amplifica la disinformazione.

In un ecosistema saturo di propaganda, la pratica dell’obiettività deve spostarsi verso la verificabilità e la responsabilità, anziché verso la neutralità. Questo richiede che:

  1. I giornalisti forniscano trasparenza e responsabilità per le loro fonti e pratiche.
  2. I media evitino la “falsa equivalenza“, che consiste nel dare pari peso a opinioni opposte quando il consenso scientifico o fattuale è chiaramente stabilito. Adottare la neutralità dimostrativa in un ambiente asimmetrico come quello attuale può portare all’amplificazione della disinformazione.
  3. Le istituzioni giornalistiche (principalmente i direttori di quotidiani e TG) siano dotate di meccanismi di correzione degli errori e di controllo interno, come parte integrante di una cultura orientata alla ricerca della verità (similmente al metodo scientifico).

Mantenere il dissenso all’interno del dibattito centrale significa includere anche le voci critiche e le informazioni scomode che di solito vengono relegate ai margini, dove possono essere facilmente etichettate come “estremiste” o “politicamente motivate”.

Azioni concrete per una cittadinanza informata

Il problema della manipolazione delle masse è in gran parte un problema istituzionale e culturale. La soluzione non è solo tecnologica, ma richiede un impegno attivo per plasmare gli incentivi e le pratiche dei guardiani dell’informazione e dei leader di opinione.

Lo so che ti chiedo tanto, soprattutto perché linkedin è un social orientato al lavoro, ma prova in questo weekend a riflettere su questi tre argomenti (e magari ad indagare autonomamente):

  • Rafforzamento della sorveglianza anti-faziosa: supporto attivo di istituzioni che fungono da arbitri imparziali (come nuovi organismi di vigilanza indipendenti o difensori civici come gli Ombudsman) e che non possono essere strumentalizzati per fini di parte.
  • Insistere sulla trasparenza: richiesta di maggiore trasparenza e responsabilità ai grandi attori mediatici e tecnologici. La creazione di database pubblici e accessibili per la pubblicità politica online è un primo passo per contrastare le campagne manipolative mirate (microtargeting).
  • Valorizzare la verità verificabile: promozione e riconoscimento del giornalismo e dei contenuti che si concentrano sull’esposizione della verità e sulla responsabilità, anche quando ciò significa mettere in discussione le narrazioni dominanti o l’autorità. Non dobbiamo mai confondere l’obiettività con la passiva accettazione di narrazioni false.

Solo attraverso la coltivazione attiva del dissenso e il sostegno a meccanismi prescrittivi robusti e indipendenti possiamo garantire che la democrazia italiana (ma anche tante altre del mondo) resti resiliente e che le decisioni vengano prese sulla base di informazioni credibili, e non di una realtà fabbricata ad arte da chi detiene il monopolio del potere.

Lascia un commento